Violazioni dei diritti umani in Bangladesh

Dall’ultimo rapporto di Amnesty International sulla situazione in Bangladesh emerge un quadro assolutamente preoccupante che dovrebbe indurci ad un pronto intervento per la tutela dei diritti umani nel paese. Si assiste ad una preoccupante escalation di violenza di matrice politica, al fine di zittire le proteste e gli scioperi indetti dall’opposizione nei confronti di un governo che si distingue per l’elevatissimo livello di corruzione. Quando le tragedie nel mondo colpiscono i cittadini di governi dittatoriali e repressivi lontani dai confini europei, ad esempio in Asia o in Africa, come in molte altre zone del mondo, spesso si tende a chiudere un occhio e a passare quasi subito ad altri argomenti, a volte le notizie vengono a malapena accennate.

La tutela dei diritti umani, in Bangladesh, è gravemente compromessa e ai cittadini bengalesi non sono garantite le tutele minime previste dalle legislazioni in gran parte del mondo. Nel paese asiatico sono state denunciate circa trenta esecuzioni extragiudiziali per cui non esiste alcun colpevole e nessun indagato. In Bangladesh le medievali pratiche di tortura ed altri tipi di maltrattamenti sono tanto diffusi da sembrare normali e vengono commessi nella pressoché totale impunità dalla polizia, dall’esercito e dalle agenzie di intelligence.

Sebbene il Bangladesh è un paese ufficialmente laico, continuano a verificarsi torture ed omicidi di matrice religiosa, blogger e giornalisti vengono uccisi a colpi di machete con la sola accusa di essersi schierati contro il fondamentalismo islamico. La cultura dell’impunità e della paura è ben radicata nel paese, giacché in molti casi gli attacchi non vengono nemmeno denunciati e, anche quando lo sono, la risposta da parte delle istituzioni e della magistratura stenta ad arrivare, infatti il governo non si esprime quasi mai in merito alle violenze, né prende posizione per la difesa della libertà di espressione.

Ad aggravare il quadro della situazione possiamo citare numerosi casi di sparizioni forzate, sistematiche violenze di ogni tipo contro le donne, conflitti tra i bengalesi e altre popolazioni native, intimidazioni e aggressioni nei confronti dei dirigenti sindacali e numerosi casi di aggressione e distruzione contro le minoranze etniche e religiose.

In Bangladesh sembra che la religione non sia più solamente una questione di fede, ma anche di politica, nell’ultimo decennio, i leader religiosi e i loro seguaci si sono organizzati come gruppi di pressione e organizzazioni militanti, utilizzando gli stessi metodi di organizzazione e diffusione utilizzati dagli attivisti per lo sviluppo e per i diritti umani. Mentre fino ad ora i bersagli di queste organizzazioni terroristiche erano gli organi statali, le organizzazioni culturali, i mass media ed alcuni soggetti, adesso sono gli attivisti ad avere il timore costante di trovarsi nel loro obiettivo.

Non possiamo assistere a tutto ciò con indifferenza. L’Europa può e deve intervenire affinché la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà e la giustizia non restino sterili parole riportate sulla Carta di Nizza, ma diventino diritti universalmente riconosciuti ed affermati. Chiediamo il rilascio di tutte le persone detenute per il solo fatto di aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione.

http://www.europarl.europa.eu/sides/getVod.do?mode=unit&language=IT&vodDateId=20140918-11:40:54-307

Giovedì 18 settembre 2014 – Strasburgo


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