VIETNAM: PER LE MULTINAZIONALI CE NE FREGHIAMO DEI DIRITTI UMANI

Lo scorso novembre, durante la sessione plenaria di Strasburgo ci siamo ritrovati a parlare del Vietnam, prima che si approvasse l’accordo di libero scambio. Erano state ribadite numerose preoccupazioni sulla tenuta dei diritti umani, anche perché tre anni prima, nel 2012, con l’accordo di partenariato e cooperazione la situazione riguardante i diritti umani non era affatto migliorata.

Il lato oscuro di questi accordi è sempre lo stesso. A sei mesi dalla conclusione delle trattative infatti dobbiamo ancora una volta affermare che gli interessi economici hanno avuto la meglio sulla tutela dei diritti umani. L’Unione è sempre stata attenta alla sua visibilità e alla propria facciata, eppure sembra essere interessata solo a mantenere saldi i propri giochi di potere.

L’uccisione degli attivisti per i diritti umani, dei blogger, le persecuzioni penali contro i mass media, le pressioni e le restrizioni vengono occultate. L’UE continua ad ignorare ogni possibile ostacolo nelle relazioni con un paese economicamente promettente e sembra non dare importanza al fatto che il Vietnam ha una forma di governo totalitaria che nega la libertà di stampa, di opinione, di religione e di riunione.

Ecco l’intervento di Ignazio Corrao al Parlamento Europeo

 

Moltissime ONG della società civile vietnamita e internazionali hanno diffuso più volte notizie riguardo alle violazioni dei diritti umani avvenute in Vietnam, sono state segnalate repressioni plateali, illegali, uccisioni sistematiche dei difensori dei diritti umani e dei dissidenti, sono moltissimi i prigionieri di coscienza detenuti senza alcun capo d’accusa o per aver liberamente espresso la propria opinione. Si è posta molta attenzione anche riguardo il divieto di culto, il divieto di tenere incontri religiosi e le demolizioni di strutture religiose.

Tutto questo sembra essere paradossale se si pensa che l’accordo firmato tra l’Unione Europea ed il Vietnam integra al suo interno una parte dedicata alla tutela dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori, dei cittadini vietnamiti e della sostenibilità. Nell’accordo si afferma anche che le relazioni tra UE e Vietnam possano essere sospese nel caso in cui i diritti fondamentali dei cittadini non vengano rispettati.

Peccato che una sospensione delle relazioni tra i due paesi non solo sia poco probabile, ma sia anche poco realistica. Infatti, l’Unione Europea conosceva benissimo, già prima della conclusione dell’accordo, la situazione in cui versava la protezione dei diritti umani nel paese.

Inoltre, l’accordo accettato dal Parlamento Europeo non prevede alcuna tutela per i diritti degli individui che vengono privati delle proprie terre con la forza, non si prevede la protezione delle vittime di espropri per la realizzazione di eventuali mega-progetti, né tantomeno è prevista la tutela per chi critica apertamente la realizzazione di queste grandi opere.

Alcune ONG vietnamite infatti hanno più volte affermato che la parte dedicata alla tutela dei diritti umani nell’Accordo di partenariato è marginale e non sufficiente, evidenziando che l’UE ed il Vietnam sono più interessate a tutelare l’integrità dei propri accordi commerciali che a garantire le adeguate tutele ai cittadini e ai lavoratori. I diritti umani dovrebbero essere la linea guida per la stipulazione degli accordi politici tra Unione ed i paesi terzi, ma purtroppo questo non sempre si verifica.

Insomma l’Europa è pronta ad aprirsi ad accordi commerciali e politici con paesi terzi, a patto però che la popolazione dei paesi partner non abbia l’intenzione di rivendicare i propri diritti.

Ci troviamo in un nuovo gioco di forze, dove tutti i partecipanti devono sapersi adeguare alle nuove regole, se le imprese sapranno cogliere le opportunità in modo adeguato e nel momento giusto allora l’accordo rappresenterà una grande possibilità di espansione, ma i diritti delle persone forse non avranno più la stessa importanza.


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