Un pensiero sulla Bolivia

In un tweet Paulo Coelho dice testualmente che “La Bolivia è un grande Paese, un grande popolo, con una cultura incredibile. Adesso nel mirino dei fucili di una élite senza scrupoli e senza vergogna. E quel che è peggio è il silenzio dei principali media internazionali”.

Coelho ha sicuramente ragione, ma una situazione così complessa va analizzata in modo più profondo.
Cosa sta succedendo realmente in Bolivia e in altri Paesi latinoamericani (Ecuador, Cile, Brasile ecc) e perché sta succedendo? Cosa è successo per rivitalizzare gli spettri di un passato neanche troppo lontano rispetto alla speranza di governi visti e percepiti come progressisti?

Innanzitutto credo che prima di discutere sull’odierno dilemma se siamo in presenza o meno di un colpo di Stato bisogna interrogarsi se tutto va bene da quelle parti e sulla gestione del potere da parte di chi è probabilmente te partito con i migliori auspici ma, come spesso accade, è finito per innamorarsi dell’estetica e del culto del potere stesso che rappresenta.
Io in Bolivia ci sono stato qualche anno fa, così come in Ecuador (dove ci sono elementi di analogia importanti), e ho avuto a che fare più volte con il Governo di Evo Morales.
La sensazione generale che ho provato è di avere a che fare con un governo che, a fronte di apprezzabili risultati ottenuti e visibili progressi alla popolazione, si presentava estremamente ideologizzato e terrorizzato da qualsiasi critica o voce dissonante.
Anzi, spesso accade (non solo in Bolivia) che tutte le voci critiche verso il governo (anche se ambientaliste e di sinistra) vengano accusate di essere al servizio della destra reazionaria e capitalista. Così si finisce per non distinguere più quelli che invece del peggior capitalismo sono rappresentanti veri.

Io credo che di errori ce ne siano tanti e che si sbaglia a polarizzare la discussione sull’essere a favore o contro un Presidente o un Governo. Il culto del potere, l’autoreferenzialità e la repressione dalla discussione e del dissenso interno (che è sintomo di democrazia) portano inevitabilmente ad un conflitto e finiscono per essere i veri strumenti al servizio di quelli che arrivano con la Bibbia in mano e gli speculatori stranieri dietro.

Se al posto di arroccarsi nel culto della personalità al potere si riuscisse a far evolvere i movimenti che hanno generato speranza in milioni di persone, in movimenti democratici basati su idee, programmi, condivisione e partecipazione allora il ritorno al passato sarebbe scongiurato per sempre. Invece l’amore per il potere è il miglior alleato del regresso. Questo vale in Bolivia, in Ecuador o in Venezuela ma vale anche in Occidente. Anche in Italia. Dove il ritorno al peggior passato è un rischio attuale e concreto su cui tutti (nessuno escluso) dovrebbero interrogarsi.

In un tweet Paulo Coelho dice testualmente che “La Bolivia è un grande Paese, un grande popolo, con una cultura…

Pubblicato da Ignazio Corrao su Lunedì 18 novembre 2019


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