Turchia: Erdogan chiude giornali e tv a 4 giorni dal voto

TURCHIA: ERDOGAN CHIUDE GIORNALI E TV 4 GIORNI DAL VOTO

E’ assurdo e preoccupante quello che sta avvenendo in Turchia a soli 5 giorni dalle cruciali elezioni politiche anticipate. Sta calando una nuova scure sui media critici verso il presidente Erdogan. Dopo che la scorsa settimana era stato annunciato lo stop alle trasmissioni di 7 canali di opposizione dall’operatore satellitare di Stato, Turksat, adesso a finire nel mirino è la holding Koza Ipek, che controlla il gruppo editoriale di cui fanno parte i quotidiani Bugun e Millet e i canali Bugun Tv e Kanalturk.
Appena qualche ora fa la polizia è piombata nella sede della compagnia per notificare il provvedimento del tribunale di Ankara che ne affida la gestione a un’amministrazione controllata. Un passo che ha scatenato le barricate dell’Associazione dei giornalisti turchi e delle opposizioni.
La polizia turca ha sparato gas lacrimogeni per disperdere le persone che protestavano contro il sequestro, poi ha occupato la redazione e la sala regia.

La libertà di stampa e di espressione sono diritti universali. Sono diritti essenziali, soprattutto per quelle società che, come in questo caso, mirano a far parte dell’Europa.

La Turchia è beneficiaria di cospicui finanziamenti europei per il suo sviluppo. Non per ultimo il piano di azione da 3 miliardi della Commissione Europea per rendere «più europea» la Turchia, a patto che si impegni ad ammortizzare l’onda dei rifugiati. Ma alla luce delle continue e ripetute violazioni di diritti fondamentali dell’UE non è forse arrivata l’ora di dire apertamente che la Turchia, in queste condizioni,  non può entrare nell’Unione europea e che le ragioni di questa impossibilità sono interamente e profondamente laiche e politiche? Quando questi diritti vengono minati, specialmente prima di un’elezione, non può che esservi preoccupazione.

Secondo la classifica stilata da FreedomPress per il 2015, la Turchia è al 149esimo posto su 180. Questa campagna elettorale vissuta sottotono dopo la strage di Ankara ha visto negli ultimi 25 giorni il 90% delle trasmissioni dal vivo della tv di Stato Trt  dedicate al presidente o al suo partito Akp (59 ore su 66), lasciando le briciole all’opposizione e appena 18 minuti al partito filo-curdo Hdp, che anche domenica prossima sarà l’ago della bilancia. Superando ancora per la seconda volta la soglia record di sbarramento al 10% dopo lo storico successo di giugno, quasi certamente impedirebbe all’Akp di recuperare la maggioranza parlamentare che Erdogan vuole a tutti i costi. Non solo, tutto ciò impedirebbe a Erdogan di trasformare la Repubblica parlamentare in una presidenziale, suo vero obiettivo.

 


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