The Neverendig Brexit

La potremmo chiamare “Neverending Brexit”, parafrasando il famoso film di Wolfgang Petersen (e la famosa canzone di Limahl) “la storia infinita”. Perchè ragazzi, questa dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è davvero una storia infinita.

Dopo più di 4 anni di negoziazioni la saga sulla separazione UK-UE continua.
Proprio così, continua, lo ripeto per chi in patria crede ancora che gli inglesi siano usciti e si godano i preannunciati vantaggi economico-finanziari in vacanza al caldo, in qualche loro ex colonia de jure, perchè de facto ne hanno ancora un bel po’.
Ecco, chi pensa che le cose siano andate così dovrà ricredersi, visto che formalmente l’unica cosa lasciata dai britannici finora sono i seggi nelle istituzioni europee. Adesso il tempo stringe, perchè con il gong finale fissato il 31 dicembre 2020, con o senza deal (accordo) la questione va risolta. La luce che si intravede in fondo al tunnel, al momento, è una dichiarazione della Presidente della Commissione Europea (“Non posso dirvi se ci sarà un ‘deal’ o no, ma posso dirvi che ora c’è una via verso un accordo) davanti al Parlamento europeo. Non tantissimo quando mancano 13 giorni alla scadenza, ma abbastanza per accendere la speranza che venga superata l’incertezza.

A Berlino, nel frattempo, il deus ex machina del progetto europeo, la Cancelliera Angela Merkel, ha spiegato che le trattative tra il capo-negoziatore dell’Ue, Michel Barnier, e la sua controparte britannica, David Frost, dovrebbero durare fino alla fine della settimana. “Continuiamo a pensare che un accordo sia meglio di un mancato accordo, ma siamo preparati anche a questo scenario”, ha detto Merkel.

Ma quali sono i punti cruciali su cui si sta giocando una partita tattica da mesi?
I punti chiave sono la parità di condizioni per evitare la concorrenza sleale e il dumping (il cosiddetto Level Playing field) e la Pesca.
Boris Johnson sembra aver ceduto alle richieste europee sul cosiddetto “level playing field” (la parità di condizioni per evitare concorrenza sleale e dumping), anche se grazie a una serie di giochi di parole potrà rivendicare di aver preservato la sovranità britannica. Il tutto si gioca su aiuti di stato e standard. il Regno Unito seguirà le regole dell’UE sugli aiuti di stato e l’UE potrà imporre dazi se non sarà così. Sugli standard si è concordato un forte meccanismo di non regressione per assicurare che gli standard europei comuni sul lavoro, sociali e ambientali non siano erosi. Tradotto: il Regno Unito non potrà fare marcia indietro sulle regole attuali dell’UE su diritti del lavoro, sociale e ambiente.
Quindi l’ostacolo principale che resta in campo dovrebbe essere la pesca. Il problema per l’UE è trovare un meccanismo che sia sufficientemente solido da durare nel corso del tempo, in pratica però il principale ostacolo al “deal” è diventato l’accesso per gli europei alle acque britanniche. Sulla pesca il messaggio è univoco, sia da Bruxelles che da Londra si sente ripetere un semplice quanto eloquente “sulla pesca è difficile”.

Se non ci sarà un deal entro la fine del 2020, il Regno Unito potrebbe trovarsi di fronte ad anni di negoziati prima di avere un accordo di libero scambio con l’Ue. Secondo quanto riportato dal Sun, questa è la minaccia che avrebbe espresso a Boris Johnson il capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier. Il 70enne Barnier, ha spiegato che con un “no deal” i negoziati potrebbero proseguire nel 2021, ma con un “formato” diverso. Non solo cambierebbe il capo-negoziatore dell’Ue – Barnier a gennaio raggiunge il limite di 70 anni di età – ma anche l’approccio della stessa Unione. Secondo il Sun, i negoziati si svolgerebbero settore per settore come avviene per gli altri accordi di libero scambio.

Per capirci, nel caso del Canada c’erano voluti 5 anni. Insomma il tempo è quasi scaduto siamo nei minuti di recupero, il campo è impraticabile e le due squadre stanno sullo zero a zero mentre il rischio che la partita venga annullata e rigiocata è alto. Mi ricordo ancora nel 2016, subito dopo il voto referendario, un anziano funzionario britannico della Commissione Europea, che con l’immancabile birra in mano nei tavolini davanti al Kitty O’Shea, prospettava già una lunga negoziazione (una storia infinita insomma) che avrebbe riportato il Regno Unito in Unione Europea dopo appena dieci anni. Chissà se la sua profezia verrà realizzata.

 

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