Thailandia, caso Andy Hall   

 

La Thailandia è l’unico paese nel Sud-Est asiatico a non aver subito il dominio coloniale. Dopo essere stata una monarchia assoluta, nel 1932 è diventata una monarchia costituzionale dotandosi di un parlamento. Tuttavia, salvo qualche intervallo democratico, dal 1947 il paese è dominato dal potere militare.

Dopo un colpo di stato militare messo a segno contro il governo di Yingluck Shinawatra, una giunta militare governa la Thailandia dal 22 maggio 2014. La giunta ha disposto provvedimenti repressivi nei confronti di ogni oppositore o attivista politico in dissenso col regime, ha drasticamente limitato le attività politiche e la libertà di espressione. Vi sono state numerose violazioni dei diritti umani, compresa la tortura. L’idea della giunta, guidata dal generale Prayuth Chan-ocha, era quella di ripristinare con la forza l’ordine e la pace a seguito dei tumulti provocati tra sostenitori del governo di Shinawatra e gli oppositori.

Le autorità militari hanno ampliato i loro poteri fino a limitare in modo eccessivo i diritti e mettere a tacere il dissenso in nome della sicurezza. I piani per la transizione politica hanno subìto ritardi ed è aumentata la repressione. È cresciuto in maniera esponenziale il numero di persone perseguite, imprigionate e detenute arbitrariamente solo per aver esercitato pacificamente i loro diritti. È continuato a salire il numero di arresti e procedimenti penali secondo la legge di lesa maestà. Il conflitto armato interno, invece di arrestarsi, è proseguito.

Adesso il governo non sembra intenzionato a cedere il passo per favorire una transizione democratica, bensì ha adottato una nuova Costituzione. Manifesta quindi la volontà di mettere radici senza permettere un ritorno ad un governo di formazione civile e democratico. Già nell’Ottobre del 2015 ero intervenuto per delineare la situazione politica tailandese, così Giovedì mattina a Strasburgo sono tornato a ribadire la questione che ancora non è cambiata, concentrando l’attenzione sul caso particolare di Andy Hall.

Lui è un cittadino britannico che da anni si batte in suolo tailandese per la difesa dei diritti umani, specialmente quella dei lavoratori immigrati, poco tutelati sotto questo aspetto. Lui è stato ingiustamente accusato di diffamazione nei confronti del regime e rischia ad oggi una pena che consiste in tre anni di reclusione e due di sospensione. Sono quindi intervenuto per esigere che le accuse a suo carico venissero immediatamente ritirate. Infatti non si tratta dell’unico caso in cui il regime impedisce senza mezzi termini la possibilità di esprimere un punto di vista che si riveli diverso o in contrasto con il proprio. Il governo deve garantire la libertà di espressione e la salvaguardia dei diritti umani fondamentali. Qui di seguito il mio intervento in plenaria.

 


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