Sull’Accordo Eu-Cina il Mezzogiorno ha poco da festeggiare

Bruxelles 7 Novembre 2019. Sull’accordo tra Europa e Cina sul riconoscimento di cento prodotti IGP europei c’è veramente poco da festeggiare, perché nella lista dei prodotti da tutelare e promuovere non ve n’è nemmeno uno del Mezzogiorno, a parte la mozzarella di bufala oggi prodotta anche nelle regioni del nord (vedi video-documentario inedito – “Una bufala tutta italiana”) . Niente Pecorino Sardo, niente pomodori IGP di Pachino. Lo avevo detto già nel 2016, cambia il governo e ministri ma la musica per i nostri prodotti agroalimentari e i nostri produttori rimane sempre la stessa: i grossi interessi da tutelare sono solo quelli del nord e mai quelli del Mezzogiorno del Paese.

Con 26 denominazioni l’Italia è il paese più rappresentato nella lista insieme alla Francia. Peccato che non compare neanche il 10% del totale dei prodotti IGP e DOP italiani che sono, secondo la lista aggiornata dal MIPAAF al 31 ottobre 2019, ben 299.

Se consideriamo che il massimo che hanno ottenuto, dopo oltre un decennio di confronto (2006), è una lista espandibile nei prossimi anni fino a 275 prodotti europei (rapportati ai 3300 e più prodotti europei IGP e DOP non sono nulla), viene da pensare che il tanto odiato orsetto Winnie the Pooh avrebbe ottenuto di più nella trattativa con la Cina.

Tre anni fa, grazie al coordinamento con il gruppo all’ARS, avevamo presentato anche una mozione con la quale si impegnava il governo regionale ad attivarsi per far inserire almeno i prodotti più a rischio contraffazione e con una quota di mercato estera potenzialmente in crescita. Ma niente, sia dal punto di vista regionale che nazionale. Anzi, il Centinaio e la Bellanova di turno hanno deciso che andava bene così e che quella lista proposta dal governo italiano a Bruxelles rappresentava adeguatamente prodotti e territorio da difendere…che a quanto pare equivale ad interessi ben precisi.

Qualche anno non mi fermai solo a denunciare, ma attivai tutte le azioni possibili in mio potere e chiesi anche di abbandonare la logica della lista e di considerare tutti i prodotti DOP, IGP, DOC italiani o europei. Con la lista, infatti, il rischio di corruzione, favoritismo, campanilismo raggiunge livelli altissimi. Lista che peraltro continua a ignorare ed escludere clamorosamente i prodotti non agricoli che rappresentano vere e proprie Indicazioni Geografiche: dal ferro battuto e le ceramiche al ricamo e alla lavorazione del corallo e dei metalli. Tutte manifatture che dovrebbero essere protette e riconosciute negli accordi commerciali.

Le prossime tappe saranno decisive per dimostrare una vera attenzione alle regioni del sud. Infatti, l’accordo ora entra nella fase di valutazione giuridica e verrà esaminato dal Consiglio Ue e dal Parlamento europeo. La Commissione prevede l’adozione prima della fine del 2020.

Mi auguro che la nuova Commissione, che ancora tarda ad insediarsi, riveda questo metodo assolutamente errato di creare liste di prodotti da salvaguardare e di sacrificare le produzioni del meridione. Si pensi piuttosto ad un metodo per individuare controlli ed azioni comuni per la salvaguardia e il riconoscimento reciproco di tutti i prodotti qualitativamente, storicamente e culturalmente riconosciuti e che rappresentano la speranza di rinascita e crescita sostenibile dei territori.


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