Sui “gilet jaune” ci sono un paio di riflessioni interessanti che vorrei condividere con voi

La prima è che la Francia è il primo grande esempio di come il ballottaggio tra quelli che vengono definiti dai media come “europeisti” e “antieuropeisti” (Macron e Le Pen, con il primo vincitore nella logica del voto al meno peggio), abbia in realtà sancito la totale incapacità di entrambe le opzioni, quella centrista e quella estremista, nel dare risposte ai bisogni dei cittadini. I francesi stanno contestando il sistema nella sua interezza, chiedendo a gran voce che tutta la classe politica esistente si faccia da parte nella speranza che qualcosa di nuovo (che non sia una foglia di fico dell’esistente), occupi quello spazio così desolatamente vuoto.

Ci sono dei punti di contatto tra i gilet gialli e i movimenti di occupazione del 2011 come gli indignados spagnoli (finiti in parte con Podemos, a sinistra, che ha però sbarrato la strada alla partecipazione post-ideologica) o gli occupy Wall Street americani (svaniti nel nulla). Sicuramente ci sono punti di contatto con i V-Day del 2007 e 2008 in Italia, unica esperienza che si è tramuta realmente da protesta in proposta post-ideologica grazie al lavoro di Grillo e Casaleggio. Il caso dei gilet gialli è ancora da decifrare, l’auspicio è che riescano davvero a tramutarsi nell’opzione, pacifica e costruttiva, che i francesi chiedono e aspettano.

L’altra questione sta nell’atteggiamento della Commissione Europea nei confronti della Francia e di Macron, che molto probabilmente sforerà nettamente il tetto del 3% per dirigersi verso un inaudito 3,5%.
Cosa faranno allora i falchi dell’austerità? Correranno in soccorso del Presidente ormai odiato dal suo popolo? Oppure manterranno la barra dell’austerity dritta come hanno fatto con l’Italia?

Dall’evolversi della questione francese si capiranno molte cose sul futuro dell’Europa. Il fallimento dei partiti dell’establishment, ma anche dei partiti nazionalisti e conservatori, è sotto gli occhi di tutti.
La speranza è che vie alternative, come il m5s in Italia, possano svilupparsi in fretta ovunque, perché da questo dipende il futuro dell’Europa e degli europei.

Sui “gilet jaune” ci sono un paio di riflessioni interessanti che vorrei condividere con voi.La prima è che la Francia…

Pubblicato da Ignazio Corrao su Martedì 11 dicembre 2018

 


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