Sudan, il caso del Dr. Amin Mekki Medani

In Sudan, i gruppi armati continuano la loro lotta per rovesciare il regime con la forza. Operando sotto la guida del Fronte Rivoluzionario del Sudan (SRF), i gruppi coinvolti hanno lanciato una delle loro più grandi offensive nel mese di aprile, tramite attacchi in diverse aree della regione settentrionale e meridionale di Kordofan.

Continua anche il conflitto nella regione del Darfur e del Blue Nile. Dieci anni dopo che la guerra in Darfur è entrata nella sua fase più critica, quest’anno si é notato un aumento dei combattimenti e il conseguente spostamento di ulteriori 400.000 persone, secondo le stime delle Nazioni Unite. Indiscriminati bombardamenti aerei hanno caratterizzato in particolare i conflitti in Sud Kordofan e Blue Nile. Khartoum ha continuato a ostacolare gli sforzi delle agenzie umanitarie nell’intento di aiutare i civili colpiti dal conflitto. Nel mese di settembre, le Nazioni Unite hanno riferito che le restrizioni del governo sul movimento di persone e merci nella parte orientale del Darfur hanno ritardato le operazioni umanitarie volte a raggiungere 150.000 nuovi sfollati. La situazione si è aggravata in seguito a gravi carenze di cibo.

Nel frattempo, i rapporti con il Sud Sudan sono rimasti volatili nel 2013, e l’atteggiamento governativo nei confronti della popolazione civile continua ad essere violento.

Infatti, il 6 dicembre 2014 la Sudanese Nationale Intelligence e Security Services (NISS) ha arrestato il dottor Amin Mekki Medani, un noto attivista per i diritti umani ed ex presidente dell’organizzazione Sudan Human Rights Monitor (SHRM), nella sua casa di Khartum;

Il dottor Medani, 76 anni, è in cattive condizioni di salute, ma gli è stato impedito di prendere le sue medicine.

Il suddetto arresto si iscrive perfettamente nella politica repressiva adottata dal governo per impedire il legittimo dibattito politico pacifico, che sta cercando di limitare la libertà di opinione, di espressione e di associazione.

Naturalmente l’Unione Europea deve fare tutto il possibile al fine di garantire il rilascio immediato e incondizionato del dottor Medani e chi come lui si ritrova ingiustamente imprigionato.

Inoltre, tramite il SEAE in primis, dovrebbe spingere il governo sudanese a rivedere la sua National Security Act, che permette la detenzione di sospetti per un massimo di quattro mesi e mezzo senza alcuna forma di controllo giurisdizionale.

Sottolineando l’importanza di avviare un processo di dialogo nazionale, che è la migliore opportunità per progredire verso la pace nazionale, la riconciliazione e la governance democratica in Sudan;

Si dovrebbe prevedere un dialogo significativo e inclusivo, con la partecipazione dei partiti di opposizione e della società civile.

Il dialogo nazionale avrà successo solo se effettuato in un un’atmosfera in cui le libertà di espressione, i media e i mezzi di comunicazione, associazione e riunione saranno garantite.

 


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