Stati Generali. In che senso?

Sono mesi che ripeto che il MoVimento 5 Stelle ha bisogno di ricostruire una identità chiara attraverso una nuova “costituente” o degli “Stati Generali” che riscrivano in modo profondo l’organizzazione, il funzionamento, i meccanismi decisionali e i principi del movimento stesso.

Questa mattina leggo un post in cui viene utilizzato il termine “Stati Generali”, senza però capire quando e come saranno realizzati.
Perché se il senso del post è quello di tirarsi indietro dalla contesa elettorale di Emilia-Romagna e Calabria per aprire un momento di pura e genuina rigenerazione del Movimento io ci sto alla grande.
Però deve essere un momento in cui si chiama a raccolta l’intero movimento, in cui si fa partecipare concretamente e democraticamente la base attraverso delegati. Un momento in cui si riconoscono gli errori, in cui si mette in discussione tutto, in cui si costruisce un nuovo Statuto, nuove regole, un nuovo funzionamento del Movimento basato su più orizzontalità, più inclusività, più condivisione, più partecipazione e soprattutto deve essere il momento in cui si fissano dei principi saldi e inamovibili (quelli appartenenti al nostro DNA) che resistano all’attacco dei salvini o sardini di turno.
Se parliamo di questo io sono il primo che si alza in piedi ad applaudire e incita tutti a seguire questa strada.
Fermiamoci e ricominciamo a sognare, ricominciamo a volare. Io lo desidero ardentemente e l’ho sempre fatto presente a tutti, Luigi compreso (che ho incontrato poco tempo fa qui a Bruxelles).

Ma siccome leggendo post e commenti, non vedo traccia concreta delle cose che ho scritto sopra, di un vero percorso di rigenerazione o di “shock” necessario a rilanciare il sogno del MoVimento (è inutile che vi dica che questa cosa dei facilitatori, che sono perlopiù deputati, serve a poco o nulla, può essere utile a migliorare qualche comunicazione interna ma non incide minimamente in quelle che sono le problematiche profonde del M5S) non riesco a comprendere a cosa possa essere utile alzare bandiera bianca in queste due Regioni scomparendo dalla scena politica. Così come avviene per le elezioni locali, nelle elezioni regionali ci si presenta se si ha una idea di come risolvere i problemi dei cittadini e si ha la rabbia e la voglia di spiegarlo a tutti. Ho coordinato elezioni comunali vincenti e l’elezione siciliana in cui da soli contro tutti prendemmo il 35%, non perché il sistema o Roma ci aiutava, ma perché ci eravamo battuti con coerenza e credibilità per anni. Eravamo orgogliosi di aver preso il 2,4% nel 2008 (non si chiamava neanche m5s, ma amici di Beppe Grillo), perché quel lavoro ha rappresentato la base dei risultati futuri.

Delle due l’una, o ci fermiamo per cambiare davvero, con una riforma vera e radicale del m5s, oppure fermarsi per una riforma palliativo non ha alcun senso. Quindi in assenza della prima opzione per me dovrebbero decidere gli attivisti e gli iscritti di Emilia-Romagna e Calabria se si sentono pronti e se la sentono di combattere questa battaglia, senza calcoli e sondaggi ma con grande entusiasmo e voglia di gettare nuove basi per il futuro. Leggiamo i vostri post e commenti, fateci sapere cosa volete fare!

Sono mesi che ripeto che il MoVimento 5 Stelle ha bisogno di ricostruire una identità chiara attraverso una nuova "…

Pubblicato da Ignazio Corrao su Giovedì 21 novembre 2019

 


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