Processo di pace in Colombia

In Colombia, dopo 50 anni di guerriglia e diversi tentativi falliti di rispristinare la pace, nel 2012 il presidente colombiano Juan Manuel Santos e i guerriglieri delle FARC avviano i negoziati di pace per porre fine al sanguinario ed infinito conflitto. Il 15 novembre 2015 le FARC e il governo colombiano si accordano sull’ultimo ma rilevante punto del processo di pace, riparazione per le vittime e i familiari del conflitto e giustizia.

La firma sull’accordo finale per l’inizio della pace in Colombia era prevista per il 23 marzo 2016, poi slittato allo scorso 26 settembre. Come è stato possibile tutto ciò? Facciamo un piccolo riassunto.

 

Il conflitto più lungo in America Latina

Il conflitto colombiano ha inizio tra la fine degli anni 50 e gli inizi del 1960 attraverso una combinazione di fattori, come l’esclusione politica dei partiti di sinistra, quando al governo si alternavano Conservatori e Liberali, grazie al periodo del Frente Nacional. La privazione dei diritti di espressione politica ha fatto armare gli oppositori del Frente Nacional, fatto esplodere il conflitto in cui sono nati i movimenti dei guerriglieri (in particolare FARC ed ELN).

La popolazione che non era rappresentata nelle istituzioni e dal Frente Nacional, come i contadini e i più poveri, si insediarono in remoto aree rurali del territorio colombiano. Queste aree, non controllate dal governo, si sono trasformate in aree di produzione e sostentamento per le guerriglie, in particolare per le FARC (dichiarata come organizzazione terroristica dagli USA e dall’UE), che nello stesso tempo si oppongono ai gruppi paramilitari di destra. Il conflitto dura da più di 50 anni è sono state stimate più di 220.000 tra assassinati e spariti.

 

Precedenti tentativi di negoziato di pace

In precedenza ci sono state tre negoziazioni di processi di pace tra il governo colombiano e le FARC, tutte fallite. La prima, nel 1984, quando il presidente Belisario Betancur e un’amnistia per i crimini politici, permise una tregua e la creazione del partito di sinistra Union Patriotica (UP). Tutto ciò fu considerato come una vittoria per i guerriglieri, ma l’accordo fallì per le uccisioni perpetrate dai gruppi paramilitari di destra e al non rispetto della tregua da parte delle FARC.

Il secondo processo di pace inizio tra il 1991 e 1992, sotto il mandato del presidente César Gaviria e con una nuova costituzione, ma le rigide posizioni delle parti non portarono a nessun accordo.

Il terzo tentativo di far partire i negoziati per la pace ebbe inizio tra il 1999 e il 2002 sotto il mandato del presidente Andrés Pastrana. Le violenze erano al loro apice e in quel periodo le FARC hanno continuato a rinforzarsi militarmente grazie anche alla produzione e traffico di cocaina.

Bisogna ricordare che alcuni negoziati sono andati a buon fine, infatti tra il 1990 e 1994 piccoli gruppi paramilitari hanno accettato il disarmo e la pace, mentre tra 2002 e 2006, durante la presidenza di Alvaro Uribe, accetta la tregua anche il gruppo paramilitare AUC.

 

Il processo di pace in corso

Nel 2012, il presidente Juan Manuel Santos da inizio ad un nuovo processo di pace con le FARC, ancora oggi in corso all’Avana (Cuba).

Dopo i tre negoziati di pace falliti, considerato il contesto sociale, storico e politico, sembrerebbe che l’attuale processo di pace abbia maggiori condizioni favorevoli per arrivare ad una soluzione definitiva.

L’attuale negoziato differisce da quelli precedentemente menzionati perché basato su una nuova strategia. Infatti, nell’attuale processo di pace non è stata decretata nessuna tregua; il numero dei partecipanti al tavolo è stato limitato ai comitati di negoziazione, con la presenza di Cuba e Norvegia come garanti dei negoziati, Cile e Venezuela come accompagnatori; è stata creata una base giurdica su cui si basa l’attuale processo di pace; le vittime di entrambe le parti sono state pienamente riconosciute attraverso la legge “sulle vittime e la restituzione delle terre”.

Il processo di pace prevede tre fasi: esplorativa, fine del conflitto (fase attuale) e la costruzione della pace. L’intera trattativa è basata sul principio che “nulla e concordato finché tutto non sarà concordato”, ciò implica che gli accordi parziali sono validi solo se l’intero processo è concordato.

In conclusione, l’accordo generale per la cessazione del conflitto e la costruzione della pace stabile e duratura in Colombia stabilisce 5 punti: La politica di sviluppo agricolo integrato; la partecipazione politica; la fine del conflitto; la soluzione al problema del traffico delle droghe e le vittime. I negoziati si termineranno con un sesto punto: l’implementazione, la verifica e la convalida.

Dopo aver dichiarato una tregua unilaterale nel mese di luglio del 2015 le FARC concordano un sistema integrale per il riconoscimento delle vittime, la verità, la riparazione, la giustizia e la non ripetizione, mettendo così fine ai negoziati per il punto riguardante le vittime del conflitto, aprendo la strada per la fine dello stesso entro il 23 marzo 2016. Quest’ultimo accordo prevede una commissione per la verità, finalizzata alla ricerca di persone scomparse e fermare la sofferenza delle vittime ancora in vita.

 

Ultimi avvenimenti

Il governo della Colombia e le FARC-EP il 26 settembre hanno firmato l’accordo di pace definitivo per porre fine al confronto armato che dura da 52 anni e provocato 220.000 milioni di morti e sfollati.

Il 24 agosto 2016, il governo della Colombia e le FARC-EP hanno annunciato l’accordo di pace definitivo, approvando il documento al Congresso della Colombia il 25 agosto 2016.

Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ha comunicato al Congresso della sua decisione di indire un referendum Domenica 2 ottobre 2016.

La legge che ha dato il via libera al referendum, ha stabilito che è ritenuto valido se per il “sì” vota almeno il 13 per cento degli elettori, cioè, almeno 4 milioni 536 mila 993 persone, oltre a prevalere sui “no”.

 

Fondo fiduciario UE Colombia

L’Unione europea ha contribuito al processo di pace colombiano e contribuirà alla fase successiva con un Fondo fiduciario ad hoc al fine di avviare una cooperazione tecnica e morale, oltra che meramente finanziaria.

Il Fondo Fiduciario “Columba Fund” è finanziato da parte della Commissione europea e da 10 Stati Membri per un importo totale di 90 milioni di euro. Oltre al Columba Fund, anche la BEI ha previsto di impegnare 400 milioni di euro di prestiti, sostenendo le attività finanziate dal Columba Fund.

I primi progetti finanziati prevedono azioni a favore dello sviluppo agricolo sostenibile, migliorare la vita nelle aree minerarie ed altre azioni di risposta immediata per combattere le cause profonde del conflitto, come garantire l’accesso alle terre e la sicurezza della proprietà.

 

C’è ancora molto da fare

Con la firma e la fine del conflitto, dal 2 ottobre e con la vittoria dei “si” al referendum, dovrebbe iniziare la terza tappa del processo di pace, chiamata la tappa della “Costruzione della pace”.

In questa fase entrano in gioco tutte le risorse, sia finanziarie che tecniche, compresa l’azione del SIAE e del Columba Fund europeo.

Infatti, entro 18 mesi, si dovrà lavorare per: il rafforzamento dei municipi, la giustizia locale, la sicurezza, i diritti delle vittime del conflitto cadute per mano delle FARC, riattivare l’economia, rafforzare la partecipazione civile e delle comunità, eliminare il conflitto sociale ed infine garantire la comunicazione e la trasparenza delle azioni finanziate ed avviate.

Nel contempo, bisogna prestare attenzione alle necessità di chi non è stato rappresentato in questo processo di pace tra il governo colombiano e le FARC.

Stiamo parlando, ad esempio, di “Desplazados”, dei rifugiati regionali e delle comunità che vivono in zone remote della Colombia.

In questo caso, ci auguriamo che il Columba Fund non dimentichi di finanziare i progetti di protezione della popolazione “Desplazadas”, di dare una risposta rapida alle popolazione delle zone remote, promuovendo la resilienza, la restituzione delle terre e uno sviluppo della politica pubblica.

Infine, bisogna riconoscere che la firma per il processo di pace in Colombia, non può essere considerata, purtroppo, definitiva, fino a quando anche l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) non trasformi la sua cruenta lotta armata in una lotta di pensiero e si avvii verso un dialogo per la pace con il governo centrale.

In realtà, sfruttando le trattative di pace tra FARC e governo, l’ELN aveva mostrato interesse per l’avvio di una negoziazione, ma ha rifiutato la richiesta, da parte del governo centrale, di fermare i sequestri di persona e liberare le persone attualmente rapite, di fermare gli attacchi contro le infrastrutture pubbliche. Condizioni che l’ELN non ha accettato, ritenendo che le stesse vengono considerate economie di guerra, mentre, per quanto riguarda gli attacchi alle infrastrutture si è limitato a prevedere una sospensione durante il referendum del 2 ottobre.

Riconosciamo il grande passo verso la Pace che si appresta a fare il popolo colombiano, sperando che anche l’ELN e gli altri gruppi armati e paramilitari si avviano verso la resa e il riconoscimento che il tempo della guerra è finito.

In Colombia la pace è possibile, ma sarà possibile assicurarla solo se tutti le parti interessate avranno la coscienza e prenderanno la decisione di lottare per raggiungerla.

Pace, non per una parte della Colombia. Pace per tutti i colombiani!

 

Viva Colombia!

Viva Colombia!

Il mio intervento in Parlamento europeo nel corso della seduta plenaria a Strasburgo ottobre 2016:

 

 

Per maggiori info e approfondimenti:

http://www.peacelink.it/latina/a/42905.html

http://blog.cerac.org.co/violencia-politica-en-colombia-creciente-y-cada-vez-mas-selectiva


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