Pesca, lavoro e soluzioni del Movimento 5 Stelle in Europa

Su riforma della Politica Comune, l’intervento degli eurodeputati M5S Ignazio Corrao e Marco Affronte: più autorità a regioni

La riforma della Politica Comune della Pesca entrata in vigore da poco più di due anni (gennaio 2014), sebbene condivisibile nelle misure e negli obiettivi, non sembra avere risolto i vari problemi che assillano le marinerie italiane, soprattutto quelle artigianali, delle coste siciliane.

A questo proposito, pare che le nuove “misure tecniche”, attualmente al vaglio del Parlamento Europeo, vadano verso una maggiore regionalizzazione, declinando le varie problematiche piú a livello locale e specifico. Vedremo.

Sono tante le cause delle lamentele che in questi due anni, ovvero da inizio legislatura, riceviamo da tutte le parti d’Italia.

Quasi tutte potrebbero trovare risposta nel fatto che durante la stesura della riforma non si è voluta dare una definizione chiara di “Pesca artigianale” o “pesca di piccola scala” o ancora di “pesca tradizionale”, che costituisce la quasi totalità delle marinerie del Mediterraneo, sia nelle acque Italiane sia in quelle degli altri Paesi UE e non.

Questa mancanza di definizione NON consente spesso di scindere le normative e restrizioni necessarie per regolamentare la Pesca Industriale, per definizione più impattante sull’eco-sistema marino, da quelle della Pesca di piccola scala.

Due temi su tutti sembrano essere quelli che affliggono le marinerie italiane:

– La mancanza di equità nella distribuzione delle quote Tonno Rosso.

– Accesso al Fondo Europeo della Pesca ed Affari Marittimi

Per le TAC quota del Tonno Rosso, l’ICAAT (organo internazionale che regolamenta e attribuisce le quote) ogni Novembre stabilisce l’ammontare delle quote spettanti all’UE.

In una seconda fase, l’UE stabilisce la distribuzione delle quote per Paese membro, non sempre seguendo un criterio legato alla reale esigenza delle marinerie, ma seguendo dei canoni stabiliti anni fa e che non hanno visto l’Italia presente a difendere gli interessi dei pescatori italiani.

Una volta assegnata all’Italia, la quota viene ripartita tra Palangari, Tonnare fisse e reti a circuizione, dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Purtroppo, nonostante un aumento graduale della quota stessa (circa 20% in più all’anno, dal 2015 al 2017) l’85% delle marinerie (piccola pesca) vengono ancora tagliate fuori, a scapito di un sistema di oligopolio ormai consolidatosi negli anni.

Come M5S ci siamo impegnati, grazie anche ad un emendamento votato dalla maggioranza del Parlamento Europeo, a provare a scardinare queste sistema cercando anche di fare un po’ più di chiarezza sul tema, anche se i giochi si fanno sia a livello Internazionale che locale, bypassando paradossalmente il Parlamento Europeo, che può fare ben poco se non cercare di sensibilizzare e chiarire esattamente di chi sono le responsabilità di questa ingiustizia.

Il nostro approccio è sempre mirato ad una salvaguardia delle risorse marine in generale, in linea con gli obiettivi della PCP di una pesca sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e economico. Ma la questione Tonno Rosso ha evidenziato come in alcuni casi per gli interessi della Pesca Industriale si creino falsi allarmismi per rimanere l’unica vera categoria a guadagnare con questa risorsa.

Per quanto riguarda i progetti finanziati dal FEAMP, questo è un ambito di competenza più nazionale e locale, e qui azione efficaci e propositive delle amministrazioni locali possono avere buoni risultati.

Ogni Stato Membro infatti, stila un Programma Operativo ai fini di evidenziare le priorità da cofinanziare tramite il FEAMP e, grazie a delle consultazioni preventive, consentire la partecipazione attiva degli attori del settore nella definizione delle scelte strategiche che saranno assunte.

Questi ultimi comprendono partner istituzionali e le parti economiche e sociali rilevanti; in particolare: le Amministrazioni Regionali; le Amministrazioni Centrali competenti; le associazioni nazionali di categoria; i sindacati di settore; gli istituti nazionali di ricerca; i pertinenti organismi rappresentativi della società civile, comprese le associazioni ambientali e di promozione della pesca sportiva ed altre organizzazioni.

Come ribadito anche dal nuovo Codice europeo di condotta del partenariato il coinvolgimento degli stakeholders è un elemento imprescindibile del processo di programmazione che deve contribuire a migliorare l’efficacia degli interventi che saranno realizzati. A tal fine, è importante ad esempio l’organizzazione di incontri di discussione in cui tutti i possibili partner possano esprimere le proprie istanze e trasmettere contributi ed osservazioni che tengano conto delle specifiche esigenze ed esperienze.

Per questo motivo come M5S invitiamo tutti gli attori che possono partecipare ai Bandi o anche alla programmazione di essere parte attiva sin dalle prime fasi decisionali, visto che come nella questione quote, una volta tagliati fuori diventa complicato reinserirsi.

La politica e la gestione della Pesca in Europa rimangono sempre di competenza esclusiva dell’Unione, ma nonostante su molti temi il Parlamento (co-legislatore) non venga tenuto in considerazione volutamente, noi lavoriamo sempre a contatto con il territorio, informando e raccogliendo istanze e preoccupazioni, cercando di difendere le risorse naturali da cui la pesca dipende e le categorie di pesca artigianale che rimangono sempre di più emarginate dai grandi giochi commerciali e dagli interessi della pesca industriale.

Ignazio Corrao, Marco Affronte

(In foto da sinistra: Sergio Tancredi, Ignazio Corrao, Marco Affronte, Giovanni Tumbiolo, Matteo Mangiacavallo)


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