L’UE: piano alla Turchia per risolvere crisi dei migranti

di Ignazio Corrao – Pensiero Libero – Il Consiglio Europeo tenutosi a Bruxelles il 15 e 16 ottobre ha discusso le linee generali di un possibile accordo con la Turchia per gestire la crisi dei migranti.

Durante il vertice, la Commissione Europea ha presentato ai 28 capi di stato e di governo un piano d’azione, che prevede aiuti finanziari alla Turchia per la gestione dei campi profughi nel paese. I campi saranno attrezzati per identificare i migranti e i richiedenti asilo e per aiutarli nel processo di presentazione della domanda di asilo, nonché nelle procedure che riguardano il rimpatrio e il ricollocamento. L’Europa si è detta disponibile ad accogliere una quota di richiedenti asilo siriani.

L’UE ha proposto inoltre, un progetto di collaborazione con la Turchia per pattugliare lo spazio marittimo che la separa dalla Grecia. Il mar Egeo costituisce una delle frontiere esterne dell’Unione europea e della zona Schengen. Frontex, dovrebbe coordinare un’operazione congiunta di Atene e Ankara per pattugliare l’Egeo e rimandare le imbarcazioni dei trafficanti di esseri umani in Turchia. L’agenzia ha chiesto ai paesi membri dell’Unione di mettere a disposizione 775 nuovi funzionari.

La proposta di accordo prevede anche il piano di liberalizzare i visti per l’Europa dei cittadini turchi, in vista di un’apertura verso l’Unione.

Ma ad Erdoğan tutto questo non basta. Ha chiesto tre miliardi di euro, per la gestione del piano.  Erdoğan vorrebbe inoltre che l’Unione europea riconoscesse la Turchia come “paese terzo sicuro”, ma su questo punto i leader europei si sono mostrati più rigidi. Se accogliessero questa richiesta, per i turchi e per la minoranza curda diventerebbe più difficile chiedere asilo nei paesi europei. Finora i rinvii del processo di adesione della Turchia all’Unione europea, sono stati motivati con il mancato rispetto di alcuni diritti fondamentali da parte del governo turco: dunque riconoscere il paese come sicuro contraddirebbe le precedenti decisioni dell’Unione.

Ed inoltre, inserire la Turchia nella lista dei paesi terzi sicuri significherebbe ignorare le politiche di repressione adottate dal governo turco nei confronti dell’opposizione, della minoranza curda del paese, dei manifestanti e degli organi d’informazione critici verso l’operato del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) del presidente Erdoğan.

Il 1 novembre prossimo si terranno le elezioni politiche anticipate in Turchia. Ottenere un accordo vantaggioso con l’Unione europea è uno degli obiettivi di Erdoğan in vista del voto.

Mentre migliaia di persone protestano contro l’attentato di Ankara e l’autoritarismo di Erdogan, l’Europa discute se dichiarare la Turchia “Paese di provenienza sicuro“.

Ma proprio la Turchia é il Paese da cui riceviamo notizie di curdi assassinati, giustiziati poiché attivisti di opposizione politica, un Paese in cui i parlamentari dell’attuale governo assaltano la redazione del più grande giornale critico del paese e ne distruggono gli uffici.

.Angela Merkel, vera sostenitrice della “soluzione turca”, in visita Domenica a Istanbul ha dichiarato: “Ci impegneremo di più finanziariamente come Unione europea.  La Germania farà la sua parte”, ha promesso.

Nonostante la forte opposizione di Gran Bretagna e soprattutto dei paesi dell’Est, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia, nessun leader europeo ha contrastato questa strategia politica a regia franco-tedesca. Perché i francesi, con Hollande, hanno ottenuto un nuovo sistema di controlli alle frontiere, dopo i casi di Ventimiglia e di Calais, con l’impiego di forze di nuove forze speciali di guardie frontaliere e costiere, allo scopo di rafforzare Frontex. La Germania dovrebbe, nei prossimi dodici mesi, accogliere 500.000 rifugiati siriani attualmente registrati in Turchia, quindi il “Piano Merkel”, così ribattezzato, risulterebbe una soluzione per i grandi colossi europei.

Alla luce di tutto ciò, credo che la proposta di trattativa europea alla Turchia dimostrerebbe le lacune e le debolezze di un sistema che non riesce ad affrontare una crisi tanto massiccia utilizzando gli strumenti e le potenzialità che essa stessa possiede.

Penso che sia azzeccata la frase di alcuni analisti che sostengono che “la politica in Europa è diventata tossica e divisiva”.


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