Lo ricordiamo tutti che l’Italia è una repubblica parlamentare?

In Italia i cittadini sono chiamati ad eleggere i loro rappresentanti (si fa per dire, perché senza voti di preferenza, che esistono in tutte le altre competizioni elettorali, in realtà li scelgono i partiti) in parlamento. Il parlamento poi, trova delle maggioranze a sostegno di un esecutivo.
Negli anni l’organo esecutivo, forte della “fiducia”, ha progressivamente schiacciato quello legislativo governando a via di decreti, tagliole, canguri e mortificazioni vari di quello che è l’unico organo rappresentativo (ne parlai qui -> https://bit.ly/3rdJPQw ), nelle sue proporzioni, della volontà popolare.

Adesso mi sembra inutile continuare a commentare l’atteggiamento di Renzi (che ha fatto solo la parte del cattivo in un’operazione condivisa da molti nel PD e non solo, in quanto la permanenza di Conte, le sue persone e le sue ambizioni politiche minavano diversi orticelli), così come gli errori e i motivi della fine del Conte-bis. I rischi di un governo con i professionisti della poltrona e dell’inganno si conoscevano. Piuttosto, bisogna capire cosa succederà adesso.

Continuando a ritenere del tutto improbabile l’opzione “elezioni anticipate” (di varie ipotesi parlavo qui -> https://bit.ly/3rjiCMx al momento sembra prender piede l’ipotesi 5), che peraltro al momento consegnerebbero al Paese un parlamento peggiore di quello attuale, le ipotesi in campo sono:

1- Un governo totalmente tecnico (ministri e sottosegretari scollegati dai partiti) eterodiretto da Bruxelles, in cui bisogna capire che maggioranza e che partiti lo sosterrebbero;
2- Un governo misto o ibrido, ossia con una guida ed una parte tecnica ed una parte politica, quindi ministri e sottosegretari dei partiti che lo sostengono. In questo secondo caso il perimetro della maggioranza dovrebbe essere subito molto chiaro e definito.

Proviamo ad analizzare i numeri. Sembra già abbastanza evidente che PD, Italia Viva e Forza Italia saranno dentro ad entrambe le ipotesi. Numericamente questi 3 partiti al Senato arrivano a 105 Senatori (quasi il 30%), a cui aggiungiamo, per eccesso, una trentina di responsabili tra misto e gruppetti vari e arriviamo a 135, restando lontani quindi dalla quota che possa garantire governabilità. A questo punto, escludendo momentaneamente i 19 senatori di Fratelli d’Italia che non cambierebbero nulla, i numeri possono arrivare, in blocco o in parte, esclusivamente dalla Lega (che ha 63 Senatori) e dal 5s (92). Questo significa che o uno dei due partiti aderisce formalmente ad una delle due ipotesi di governo tecnico o governo misto, oppure da uno dei due partiti (o da entrambi) dovranno staccarsi una quarantina di senatori per garantire i numeri necessari a governare il Paese. Entrambi i partiti possiedono un’anima populista e una governista, entrambi si contraddicono alla velocità della luce e al momento dichiarano di voler il voto, ma in realtà sembra evidente che vorrebbero al massimo restare in opposizione per costruire consenso e provare ad arrivare alle prossime elezioni con una nuova verginità (tipico in Italia dove la memoria politica non supera in genere i 3/4 mesi).

La cosa certa è che per avere un governo ci devono essere m5s o Lega o almeno una parte consistente di loro.
Ipotizziamo che l’anima populista (che pensa ai sondaggi e ai consensi) dei leghisti prevalga e che quindi continuino a fare quel che hanno fatto in questi ultimi anni (ossia restare in opposizione e abbaiare alla luna), pensando di incassare domani, rimane sul tavolo come unica opzione per andare avanti è il sostegno del 5s, movimento esploso sostanzialmente come reazione popolare al governo tecnico di Monti (detto anche “rigor montis”), che sostenendo un nuovo governo tecnico, chiuderebbe un metaforico cerchio tenuto aperto per 10 lunghi anni (anche se ad onor del vero le situazioni sono molto diverse, in quel momento lo spread era alle stelle e la credibilità sotto terra, oggi parliamo di manovre di palazzo).

Stando alle affidabilissime dichiarazioni degli autoproclamati (ormai non si sa più quanti mesi, anni) vertici del partito, il 5s non sosterrà alcun esecutivo guidato da Draghi. A dire “mai con Draghi” sono ovviamente gli stessi che avevano detto “mai più con Renzi” per poi sedersi al tavolo con lui il giorno dopo, “mai con il partito di Bibbiano” e altre simili prese di posizioni perentorie e inderogabili, questo è bene ricordarlo. Ma la vera domanda da farsi è:
– Può rinunciare ad un nome come quello di Mario Draghi un partito che da quando si è alleato con il PD, per restare al governo, non fa altro che lodare la stabilità, il sistema, la responsabilità, la Commissione Europea, la serietà, la Von Der Leyen, la Merkel, Biden, Mattarella, il sistema Paese, la credibilità internazionale, il discorso di capodanno e qualsiasi altra cosa politicamente corretta?
Secondo me non può, a meno che non si pensi davvero di poter, in totale scioltezza, continuare a dire tutto e il contrario di tutto, pretendendo che legioni di analfabeti funzionali ti continuino a dare ragione (sui social) e sostegno a scatola chiusa, come spesso avvenuto in questi ultimi anni.
Il mantra della nuova versione sistemica del 5s è stato per mesi quello che si doveva andare avanti con Conte perché aveva acquisito credibilità internazionale ed è la cosa che più conta in questo momento. Sulla base di quello che hai sostenuto in questi mesi (contraddicendo tutto quello che dicevi prima), Mattarella in materia di credibilità internazionale ti sta proponendo il top player della categoria. Come se te la stai giocando con Cutrone in attacco ma rifiuti uno scambio gratuito con Cristiano Ronaldo.

Capiamoci, io non ho niente a che vedere con Draghi e ciò che rappresenta, nella mia vita breve politica sono sempre stato distante da quei grandi sistemi di potere e ho provato, con i pochi mezzi a disposizione, ad affrontarli esponendomi non poco. Così come rifiutai l’ordine di votare la Von der Leyen (espressione del PPE e di Berlino, sostenuta dalla sacra alleanza tra socialisti, popolari e liberali, ossia PD/Forza Italia e Italia viva + bonus regalo del 5s) e così come ho sempre combattuto e mai sostenuto determinate politiche e sistemi, mai appoggerei un governo guidato da Mario Draghi (nonostante gli riconosca il ruolo di top player di quel Mondo che non mi appartiene) e bene fanno a dire la stessa cosa quelli che hanno tenuto posizioni analoghe alle mie.
Ma che si rifiuti di sostenere Draghi, per non si sa quale motivo ideologico, chi da un anno loda e insegue i suoi apprendisti, non mi sembra affatto credibile. Evocare “governo politico o niente” dopo che ti sei vantato di aver votato senza alcuna ragione la Von der Leyen (che a livello europeo potrebbe fare l’assistente di Draghi) suona più come il capriccio di chi è interessato alla distribuzione delle poltrone, che il punto politico di chi vuole affrontare le scadenze e i problemi legati alla pandemia.

Peraltro si pone un problema di non poco conto. Come reagiranno ad un eventuale diniego gli alleati del PD, che in segno di amicizia hanno aperto le porte delle coalizioni progressiste, giustificato i peccati di gioventù del partito e anche accolto assessori 5stelle nei loro governi del territorio (tipo Regione Puglia)?
Si può dire no a Draghi e cambiare di nuovo schieramento (quindi addio al tanto proclamato fronte progressista) con la perfida idea di cancellare dalla memoria collettiva due anni di sfrenato corteggiamento allo stesso sistema che Draghi rappresenta? Si vuol tornare a strizzare l’occhio a Farage e Gilet gialli dopo aver fatto finta di non averli mai conosciuti? Si torna a chiedere l’impeachment di Mattarella, reo di un passato democristiano, come ai tempi delle gare di populismo (poi rinnegate) con Salvini?
Dai, a tutto c’è un limite (almeno spero).

Io credo che esista solo una strada concretamente percorribile in un momento del genere. Scongiurando la via verso le improbabili e dannose elezioni anticipate, adesso a prescindere da chi possa rappresentare un esecutivo di transizione, le “forze del meno peggio” presenti in parlamento (ossia gran parte della maggioranza uscente), devono pretendere (e adottare loro stesse) una totale e trasparente “parlamentarizzazione” di tutti i processi più importanti che riguardano l’Italia nei prossimi mesi. Dalle vaccinazioni ai progetti del Recovery Plan (comprese le conseguenze in termini di condizionalità), passando per i ristori e le misure necessarie a mettere in sicurezza e rilanciare il Paese. TRASPARENZA TOTALE su ogni denaro speso (è mancata anche in questi ultimi governi politici, dove tra primule, mascherine e rotelle gli sprechi di “task force” e “commissari” vari non sono certo mancati) e massimo coinvolgimento parlamentare e civico su ogni decisione. Dopodiché fare una legge elettorale decente di modo che il prossimo presidente della Repubblica possa indire delle elezioni in cui gli italiani siano posti in condizione di scegliere realmente i propri rappresentanti in parlamento e non delegare la scelta ai partiti. Sperando che (e lavorando tutti affinché) nel frattempo sorga qualche alternativa politica migliore rispetto al quadro attuale.

Da Bruxelles è tutto.
Passo e chiudo

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