L’ITALIA DIVENTERÀ IL CAMPO PROFUGHI DELL’UNIONE EUROPEA?

Secondo i dati UNHCR, tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2016 sono sbarcate 190.960 persone, di cui 156.150 (l’84%) in Grecia e 33.907 in Italia. Circa 1400 sono finora le persone morte nell’attraversamento del Mediterraneo.

Si tratta di numeri in deciso aumento rispetto allo stesso periodo del 2015, quando arrivarono 53.109 persone. L’incremento negli arrivi è dunque del 247%. L’unico rallentamento si è registrato nel mese di aprile: sono sbarcate sulle coste del Mediterraneo meno della metà delle persone sbarcate nell’aprile 2015 (12mila contro 29mila). Una diminuzione dovuta all’entrata in vigore dell’accordo tra Unione Europea e Turchia e alla chiusura della rotta balcanica, circostanze che hanno praticamente bloccato i flussi verso la Grecia. Sono solo tremila le persone arrivate in Grecia ad aprile 2016, un quarto rispetto ai numeri del 2015. Nonostante questo deciso rallentamento, finora in Grecia è arrivato un numero di persone superiore del 500% rispetto agli arrivi dei primi quattro mesi del 2015. In Italia nei primi quattro mesi del 2015 arrivarono 26.228 persone, contro le 27.893 del 2016 (+6%). Circa novemila migranti sono sbarcati sulle coste italiane ad aprile 2016, ne erano arrivati il doppio ad aprile 2015.

La ormai famosa rotta balcanica, che portava i migranti a raggiungere Austria e Germania passando per Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia, ha funzionato a pieno ritmo fino a metà febbraio 2016, quando in media tra le duemila e le cinquemila persone al giorno passavano le diverse frontiere.

Da metà febbraio 2016 la rotta balcanica è praticamente impraticabile. E questo non può che provocare un notevole incremento di sbarchi in Italia.
Una delle proposte in questo momento in discussione a Bruxelles è quella della “Guardia Costiera e di Frontiera Europea”.

 Questa proposta si inserisce nel contesto dell’implementazione dell’agenda europea per la migrazione che rappresenta la risposta dell’UE all’attuale crisi migratoria. Ma di fatto il rischio che si corre è di trasformare l’Italia nel campo profughi dell’Unione Europea.

L’Agenzia Frontex, nella nuova proposta, è rinominata “Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera”, è dotata di maggiori poteri che vi spiegherò più avanti.

Questa nuova proposta si inserisce nell’impostazione data dalla Commissione Juncker alla politica migratoria dell’UE volta principalmente a creare una fortezza Europa, arroccata nei propri confini che devono essere debitamente protetti per tutelare l’integrità dello spazio Schengen ed evitare che collassi. Nulla si prevede circa nuove possibili vie legali o corridoi umanitari per dare la possibilità a coloro che ne avrebbero diritto, di approdare in modo sicuro sul territorio dell’UE.

Ma vediamo nello specifico la proposta…

Criticità della proposta

Eccessiva ingerenza nella sovranità degli Stati membri

La nuova Agenzia avrà un ruolo attivo nella gestione dei confini esterni sia monitorando le capacità degli stati membri sia sostenendo le operazioni di pattugliamento dei confini al posto degli Stati membri nel caso lo stesso stato membro o le circostanze lo richiedano. Infatti, la Commissione può obbligare lo stato membro a cooperare con l’Agenzia in operazioni di intervento rapido, screening di migranti, operazioni congiunte con paesi terzi, e operazioni di rimpatrio. Inoltre, qualora lo Stato membro non attui le raccomandazioni dell’Agenzia, questa avrà la possibilità di intervenire per assicurare l’efficace controllo delle frontiere esterne.

Riteniamo eccessivi tali poteri e vogliamo che un intervento sul territorio di uno Stato membro debba essere sempre subordinato alla sua previa approvazione e/o richiesta esplicita. Pensare che in mancanza di una “volontaria” adesione alle raccomandazioni dell’Agenzia gli Stati membri possano reintrodurre controlli alle frontiere interne, avrebbe il solo risultato di ricattare lo Stato membro in questione e di rendere il suo territorio un vero e proprio campo profughi dell’Unione.

Esigenza di un reale approccio olistico

Crediamo che una gestione integrata delle frontiere non possa essere efficace se non è accompagnata da regole chiare, permanenti e vincolanti per il trasferimento (relocation) intra UE e la ricollocazione (resettlement) dei rifugiati dai paesi terzi da attuarsi nel quadro di un vero e proprio sistema europeo comune di asilo.

Ci opponiamo alla creazione di una fortezza Europa e non vogliamo che questa proposta sia percepita come una misura per impedire ai rifugiati di raggiungere il territorio dell’UE. Vogliamo vedere proposte della Commissione che creano chiaramente un legame tra la condivisione di responsabilità a livello di Unione europea in materia di gestione delle frontiere e il controllo e la condivisione di responsabilità nell’accoglienza dei rifugiati.

Purtroppo, questo non è tuttora il caso anche alla luce della nuova proposta della Commissione relativa alla revisione del Regolamento c.d. di Dublino III in cui la Commissione ha mancato ancora una volta di ambizione. Invece di presentare un vero e proprio sistema europeo di gestione delle domande di asilo, si è limitata a proporre un testo legislativo che di fatto mira ad obbligare gli Stati membri ad implementare correttamente il vecchio sistema di Dublino e mantenere lo status quo. (ve ne parlerò nello specifico nei prossimi giorni).

Assenza di un controllo democratico

Riteniamo che il controllo del parlamento europeo quale unica istituzione democraticamente eletta e/o dei cittadini sull’operato e i poteri dell’agenzia sia fondamentale. Il testo proposto dalla Commissione presenta grandi lacune in tal senso e lascia a funzionari non eletti il potere di decidere senza alcun controllo questioni prettamente legate alla sovranità statale quali la gestione delle proprie frontiere.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.