L’Italia che dice no alla Troika

Lo sapete, non ho molti peli sulla lingua e spesso non sono stato tenero anche nei confronti dei due Governi di cui ha fatto parte il m5s, in cui da parte nostra molte cose andavano fatte diversamente. Sono però sempre stato oggettivo e oggi ritengo che vadano fatti almeno un paio di applausi sinceri e motivati.

I primi di supporto al nostro Gianluca Perilli, che in Senato ha sbattuto in faccia la verità, per filo e per segno, agli squallidi sciacalli che popolano la politica italiana e per questa ragione è già partita la caccia all’uomo nei suoi confronti da parte della macchina della propaganda della destra padanista, liberista e fintosovranista.

I secondi, squisitamente politici, vanno invece rivolti a Giuseppe Conte e il suo mutato atteggiamento in Europa. Spesso timido e condizionato e sicuramente colpevole di letture troppo sistemiche nel recente passato, adesso sta facendo davvero quello che ci si aspettava da un premier che rappresenta un Governo a maggioranza m5s. Perché queste azioni sono i programmi con cui ci siamo presentati alle elezioni nei bienni 2013/2014 e 2018/2019
La lettera con i 9 Capi di Stato diretta a Charles Michel rappresenta una rivoltosa sfida al potere nordico europeo. Così come rifiutare le conclusioni del Consiglio Europeo significa volere andare in fondo a questo braccio di ferro con il potere innanzi a cui tutti, finora, si sono inginocchiati.
Attenzione però, dall’altra parte del tavolo, con i muscoli ben in vista, non ci sono governi a cui interessa l’umanità, quindi è probabile che useranno tutti i mezzi e mezzucci (vedi spread) per metterci spalle al muro e costringerci ad accettare le loro condizioni.
Di buono, anzi buonissimo, c’è che non siamo soli in questa sfida (altrimenti non c’era partita). Ma se questo asse meridionale tiene si può cambiare davvero il corso delle cose. D’altronde se non ci si riesce ora, in queste condizioni, quando?
Conte può e deve reggere, non è isolato, con noi ci sono Spagna, Francia, Belgio, addirittura Lussemburgo, oltre a Portogallo, Irlanda, Slovenia e Grecia. Uno scontro totale tra due assi all’interno dell’UE significherebbe fine dell’Unione Europea stessa. Il risultato si può raggiungere. Se si respinge il MES (che ricordo fu introdotto dal governo di centrodestra degli sciacali che si lamentano nel 2011) e si capovolge il tavolo Conte avrà colto l’occasione storica e porterà a casa un capolavoro politico, anche perché all’interno della maggioranza c’è la pressione opposta dell’altra parte (che il MES lo invoca e lo votò nel 2012) che, mai vorrebbe fare una battaglia alle elite, al sistema, visto che lo rappresenta.

In tutto ciò il tempo stringe e siamo davanti alla necessità di iniettare nel nostro circuito economico una valanga di denaro fresco. Il nervosismo cresce e c’è troppa gente che rischia di non avere più nulla da mettere a tavola se non si agisce subito. Quindi avanti così, con coraggio e senza ripensamenti o senza cedere (altrimenti la mia opinione si capovolge) ai probabili e pesanti ricatti che, con tutta probabilità, nei prossimi giorni arriveranno.

p.s. Oggi per la prima volta abbiamo votato (i fondi per l’emergenza) in parlamento europeo da remoto, da casa (vista impossibilità di molti a venire a Bruxelles), ma sinceramente ritenevo fosse più interessante raccontarvi queste evoluzioni del Consiglio Europeo, che possono cambiare il corso delle storia.

Lo sapete, non ho molti peli sulla lingua e spesso non sono stato tenero anche nei confronti dei due Governi di cui ha…

Pubblicato da Ignazio Corrao su Giovedì 26 marzo 2020


Una replica a “L’Italia che dice no alla Troika”

  1. ettore ha detto:

    Condivido concetti, pensieri e propositi.

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