le catastrofiche contraddizioni dell’Angola

I rapporti economici e politici che intercorrono tra l’Europa e paesi dittatoriali si sono moltiplicati negli ultimi anni. In quest’ambito, il caso dell’Angola è davvero particolare; stiamo parlando infatti di un paese molto strano, dove più del 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, dove ci sono tra le peggiori bidonville del mondo, ma che al contempo ha una capitale che si pone al centro degli scambi dell’Africa e che è il secondo produttore di petrolio del continente. Stiamo parlando insomma di un paese che da un lato fa sperare in una grande crescita e dall’altro, invece, fa temere il peggio.

Dall’Arabia Saudita all’Angola, l’Unione Europea sembra non interessarsi molto alla protezione dei valori sui quali dice di fondarsi. Questa preferisce accordarsi con chiunque, a patto che, ci sia odore di denaro nell’aria. Nel 2015 i rapporti intercorsi tra il Parlamento Europeo e i regimi classificati come “i peggiori al mondo” sono aumentati. Difatti, oltre agli storici accordi con l’Egitto, possiamo menzionare i rapporti con l’Angola, l’Iran, L’Arabia Saudita, il Turkmenistan e il Kazakistan.

Il video dell’intervento in plenaria di Ignazio Corrao

Secondo molte Ong, tra le quali Freedom House, tra i paesi meno liberi al mondo l’Angola vanta una posizione di primordine, superata solo dall’Arabia Saudita, paese che in ogni statistica viene menzionato come il più repressivo di sempre (essendo l’unica nazione araba in cui non si sono mai svolte elezioni politiche da quando esiste, questa permette infatti la libertà di voto solo a livello municipale. L’Arabia Saudita inoltre ha concesso per la prima volta il suffragio universale solo a dicembre 2015).

Purtroppo, tra il 2010 ed il 2015, moltissime organizzazioni non governative hanno iniziato ad abbandonare l’Angola, affermando che gli interessi che lo Stato porta avanti, con l’aiuto anche dei traffici illeciti e con il supporto di molte potenze europee, non permettono di attuare progetti a sostegno della popolazione. Molti cooperanti e difensori dei diritti umani appaiono infatti essere del tutto demoralizzati da una situazione che oggi sembra immodificabile e ad un conseguente peggioramento, inevitabile, delle condizioni di vita nel paese.

L’Angola, secondo Freedom House, ha un punteggio tra il 6 ed il 7 per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani (il punteggio 7 è il peggiore ed identifica un regime che attua atroci violazioni delle liberta fondamentali).

La situazione è preoccupante: diverse multinazionali, agevolate dai conflitti interni che hanno lasciato il paese allo sbando, hanno iniziato ad attuare pratiche di land grabbing, con lo sfruttamento massiccio delle terre e delle risorse naturali, abbandonando il paese dopo diversi anni e lasciando dietro di se distruzione e terreni agricoli rasi al suolo. Le aziende europee hanno limitato cosi la possibilità di evoluzione dell’Angola, demolendo ogni mezzo di sussistenza.

Dal 2014 abbiamo assistito ad un intensificarsi dei rapporti economici tra l’Italia e l’Angola, oggi terzo partner commerciale del bel paese, con un giro di affari enorme che va a coinvolgere moltissime imprese italiane.

I problemi dell’Angola non si fermano a questo, infatti, la crescita del paese è ostacolata fortemente anche dalla cattiva gestione della cosa pubblica e dall’enorme corruzione. Gli aiuti dell’Europa al paese africano dovrebbero dirigersi verso il risanamento dell’ambito scolastico e verso una migliore educazione dei bambini, non dimenticando l’importanza del settore sanitario, per aiutare concretamente chi non riesce a sopravvivere all’enorme povertà. L’attuale governo dell’Angola è in carica da 36 anni e custodisce gelosamente tutti gli affari di Stato; infatti chi si avvicina e vuole mettere il becco sugli affari petroliferi e diamantiferi, molto spesso, finisce per rimetterci la vita, infatti, sono moltissimi i casi di difensori dei diritti umani e attivisti politici scomparsi o uccisi.

L’Unione ha una responsabilità enorme di fronte tutto questo, e noi non possiamo di certo restare a guardare senza denunciare i continui sotterfugi che oscurano i veri interessi europei


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