L’arroganza che sfida la normalità

di Luciano Zaami – Pensiero Libero – L’arroganza che sfida la normalità.

Se non fosse una provocazione potrebbe anche essere una scena divertente, ma quello che oggi circola sui social network ha trasformato presto lo stupore in rabbia.

Sul litorale tra Giarre e Riposto, campeggia questo 6×3 che celebra il battesimo del piccolo Antonio Felice Rapisarda. Al di là del contesto della festa, definiti da molti, di cattivo gusto, quello che rappresenta uno smacco è la frase “Questa creatura meravigliosa è… cosa nostra!”, un chiaro riferimento alla mafia, un pugno in faccia ad una Sicilia che ogni giorno lotta per la legalità e per vedere la sua immagine riabilitata.
Da una più approfondita indagine, viene fuori che il padre del bambino altri non è che Francesco Rapisarda (del resto è scritto sul cartellone) un ex sorvegliato speciale ritenuto vicino a diversi ambienti criminali, coinvolto in numerose indagini per spaccio di stupefacenti, rapina e un tentato omicidio, in pratica un padre modello.

Nella mente degli italiani sono ancora vive le tremende immagini dei funerali del boss dei Casamonica a Roma, la dimostrazione di come la malavita si imponga alla ribalta sotto gli occhi impotenti e forse conniventi di uno Stato assente ed impotente. Una capitale che ha ormai ceduto il controllo ad una mafia che dopo anni di favori e di scambio di voti è venuta a chiedere il conto al Campidoglio.
Siamo anche un paese dove i figli del boss dei Casamonica vengono invitati da Bruno Vespa in prima serata, come a dimostrare alle nuove generazioni che se sei un Mafioso diventi una star, un antieroe da imitare che finisce pure in televisione.
Ed è forse grazie a questa vicenda che oggi i Siciliani, aiutati dalla libertà dei social network, hanno deciso di alzare la testa e di dire “no” a quello che sta per accadere. Il tam tam è stato veloce, e la notizia è finita ben preso sui giornali, e la condanna è stata unanime.

Le uniche informazioni a nostra disposizione sono quelle contenute nel manifesto, ma un occhio attento non perde molto tempo a decodificare il linguaggio utilizzato nel cartellone. Abbiamo la fierezza del capo famiglia che mostra a tutti il suo erede, non preoccupandosi di mostrare sia il volto che il nome e cognome del figlio, abbiamo “artisti” esibiti con tanto di logo delle tv che li hanno ospitati, veri e propri trofei per mostrare la potenza di una famiglia che può permetterti tali ospiti al battesimo del figlio. C’è anche il logo di un’emittente radiofonica (che ha subito smentito la sua partecipazione) che doveva trasmettere in diretta l’evento. Infine troviamo l’offesa definitiva a tutti i Siciliani onesti, se infatti tutto il resto del 6×3 può essere definito come solo il frutto del cattivo gusto, non possiamo dire altrettanto per una frase che con un doppio senso ammicca direttamente a Cosa Nostra e alla mafia.
Un trionfo di arroganza, un manifesto che esula dal messaggio di auguri di due genitori affettuosi, ma è l’ostentazione del potere nei confronti di chi compone il mondo dal quale viene la famiglia Rapisarda, un modo per marcare il territorio attraverso un bambino innocente.

Per fortuna questa volta lo Stato non è rimasto a guardare, sembra infatti che le Forze dell’ordine si siano già messe in moto per capire se si tratterà di un nuovo caso Casamonica, tutto questo grazie anche alla sollecitazione dei cittadini e di alcuni Portavoce del Movimento 5 Stelle che hanno chiesto spiegazioni su quanto stava per accadere.
Forse, come ci auguriamo, si tratta solo del battesimo rovinato da una trovata di cattivo gusto, ma siamo in Sicilia, ed il solo dubbio ci deve imporre di fare luce su tutta la vicenda.

I cittadini oggi hanno un vantaggio, possiedono armi che nei decenni scorsi erano ancora da inventare, ovvero i social network, strumenti che se usati con intelligenza possono unire la società civile contro chi ha reso questa terra una vergogna, ma soprattutto abbiamo quella scia di eroi morti, cavalieri che combattevano in solitaria una guerra che era di tutti, ed oggi noi abbiamo la possibilità di diventare parte di questa battaglia, di essere la sottile linea che difende i principi di onestà, giustizia e bellezza, tre valori cancellati da chi per anni ha fatto della Sicilia il cortile dove coltivare i propri interessi.

Di Luciano Zaami


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