L’aiuto italiano/europeo alle milizie Janjaweed per fermare i migranti

 

Leggendo alcuni articoli di giornale, a firma di Loretta Napoleoni e Massimo Alberizzi, mi è venuta la curiosità di andare ad approfondire la questione del finanziamento europeo che finisce alle milizie sudanesi “Janjaweed”.

Tra gli atti ufficiali ho trovato queste righe “Al fine di contribuire allo sviluppo sostenibile e, in particolare al conseguimento di società stabili, pacifiche e inclusive, l’assistenza dell’Unione nel quadro del presente regolamento può essere impiegata per potenziare le capacità degli operatori militari nei paesi partner, nelle circostanze eccezionali di cui al paragrafo 3 del presente articolo.

Con queste quattro righe e con la bozza di proposta pubblicata il 5 luglio 2016, la Commissione Europea, tramite la sua Vice presidente Federica Mogherini, ha previsto di finanziare eserciti stranieri per impedire a chi scappa, dalle guerre combattute con le armi di fabbricazione europea, verso l’Europa.

Stiamo parlando di circa 100 milioni di €, che sono stati inizialmente previsti per gli aiuti allo sviluppo, e che saranno deviati per finanziare il controllo militare delle frontiere. In particolare, aiuti alle forze armate di alcuni paesi africani per bloccare migranti e rifugiati diretti prima in Libia e poi in Europa.

Nella bozza di proposta si legge che gli ‘aiuti militari’ dell’Unione europea potranno finanziare qualsiasi cosa, dai mezzi di trasporto per le truppe alle uniformi, alle apparecchiature di sorveglianza. Nel passato decennio l’UE aveva già concesso finanziamenti per la gestione delle frontiere e l’applicazione delle norme relative all’emigrazione, ma questa è la prima volta che propone di finanziare direttamente una forza militare straniera.

La forza militare straniera in questione è comandata dal presidente del Sudan Omar al – Bashir e la sua milizia governativa (mercenari della sua stessa tribù) conosciuta come la Forza di supporto rapido (Rsf). RSF, che è una parte di servizi di sicurezza nazionale e di intelligence del Sudan, comprende uomini che hanno combattuto in Darfur con i Janjaweed, una milizia di tribù arabe sudanesi che ora fa parte del RSF.

L’Italia sarebbe stata incaricata di fornire supporto logistico ai Janjaweed, le milizie paramilitari sudanesi diventate famose per le atrocità commesse in Darfur: i diavoli a cavallo bruciavano i villaggi, stupravano le donne, uccidevano gli uomini e rapivano i bambini per trasformarli in schiavi o in bambini soldato.

Il Sudan è guidato da un presidente accusato di crimini di guerra dal Tribunale penale internazionale, oltre ad essere un importante zona di transito per le persone che fuggono dalle violenze dei governi dittatoriali e vogliono prendere una barca dalla Libia per raggiungere l’Europa.

Yasser Arman, segretario del Sudan People’s Liberation Movement-North (SPLM-N), il gruppo ribelle che opera in Sud Kordofan, regione meridionale del Sudan ma contesa dal Sud Sudan, denuncia: “Affida (ndr. Omar al – Bashir) ufficialmente ai Janjaweed di proteggere i confini del Sudan con il pretesto che occorre combattere l’immigrazione illegale verso l’Europa, oltre al traffico di essere umani e al terrorismo”. Arnan è molto duro: “Gli interessi di queste forze accusate di genocidio, si saldano così a quelli dell’Europa. Loro sono i terroristi che in questo modo godono di un riconoscimento internazionale ufficiale. Se il “Protocollo di Khartoum” non verrà immediatamente bloccato vorrà dire che queste bande di assassini potranno vedere riconosciuto il loro preteso diritto di ammazzare con la copertura dell’Europa e quindi anche dell’Italia”.

Una volta donato ai Janjaweed l’addestramento militare, i veicoli e il resto dell’equipaggiamento logistico, saranno utilizzati anche per tentare di sedare le guerriglie interne oltre a cercare invano di fermare i migranti.

Lo stesso comandante dei Janjaweed, Mohamed Hamdan Dagl, (detto Hametti) venerdì scorso ha ammesso le relazione che lega i Janjaweed con la UE. “Noi – ha raccontato spavaldo durante una conferenza stampa – combattiamo gli immigrati illegali a nome dell’Europa”.

“Il finanziamento diretto dei militari non è possibile [al momento]. A causa di circostanze eccezionali in alcuni paesi partner, è stato importante per colmare questa lacuna”. Questa è la giustificazione che accompagna la proposta della Commissione Europea ed utilizzare il denaro dei cittadini europei destinato agli aiuti e allo sviluppo ai fini bellici.

Ieri Gheddafi, oggi Erdogan e i Janjaweed… A chi ci rivolgeremo domani?

Sono aperte le selezioni a Bruxelles. Selezioni rosso sangue .


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