La pandemia e il grande affare delle mafie. Chiediamo all’OLAF di intervenire.

Bruxelles 14 Aprile 2021. La pandemia è diventata il grande affare delle mafie e delle organizzazioni criminali. Mascherine, appalti milionari, intermediari senza scrupoli, ricche provvigioni. Mentre in Italia morivano 1000 persone al giorno, c’era chi tramava per arricchirsi e trarre il massimo profitto dal COVID. L’inchiesta romana sulla maxi fornitura da 1,25 miliardi di euro di mascherine ne è un esempio emblematico. I magistrati stanno appurando anche la posizione dell’ex commissario all’emergenza Domenico Arcuri e del suo collaboratore Antonio Fabbrocini, per capire se abbiano potuto favorire gli intermediari. Ma cosa sta facendo l’Europa di fronte a tutto questo? Per capirlo insieme ai colleghi ho scritto all’Ufficio Europeo Antifrode (OLAF) questa lettera. Clicca qui Il ruolo dell’OLAF nel contrasto alle frodi legate alla pandemia PDF

 

Gentile Direttore,

La pandemia sta rappresentando un’insperata fonte di guadagno per le mafie e le organizzazioni criminali del nostro Paese. Se da un lato esse hanno risentito della contrazione di alcuni affari durante il lockdown, al contrario hanno moltiplicato le attività di riciclaggio e reimpiego dei capitali, le infiltrazioni negli appalti pubblici e il condizionamento nei confronti della pubblica amministrazione.

Le grandi organizzazioni criminali, secondo quanto riportato dalla DIA (Relazione antimafia semestrale), nel primo semestre del 2020 sono riuscite a sfruttare una situazione particolare e imprevedibile per trarne vantaggio sul piano economico. Ciò che sembra aver caratterizzato le strategie delle mafie è la capacità di operare in forma imprenditoriale per rapportarsi con la Pubblica Amministrazione con l’obiettivo di acquisire appalti e commesse pubbliche.

Secondo la DIA, il numero maggiore di operazioni sospette avviene nei territori dove l’economia si presenta più florida. La Lombardia si colloca in testa per numero di operazioni sospette, mentre, tra le prime Regioni, figurano – oltre alla Campania – anche la Toscana, il Lazio, l’Emilia-Romagna e il Veneto. Tale analisi dimostra come le mafie abbiano assunto le caratteristiche di una vera e propria holding slegata dal contesto storico di appartenenza.

La propensione delle organizzazioni criminali ad operare da impresa è esplosa con l’emergenza sanitaria del COVID. La fetta della sanità è estremamente appetibile in termini di dimensione della spesa. Infatti, come afferma la DIA, i clan mafiosi campani hanno già dimostrato capacità di gestire il mercato della contraffazione, che potrebbe investire anche il settore dei farmaci, dei prodotti parafarmaceutici e medicali, dei corredi sanitari di protezione, di cui si sta registrando una forte richiesta. La Dia sostiene inoltre che soggetti organici a clan camorristici, stanziatisi nelle regioni del Nord-est, potrebbero rivolgere l’interesse verso la gestione del commercio di mascherine e gel disinfettante, da rivendere anche all’estero.

L’emergenza sanitaria, inoltre, offre un’occasione unica di ottenere appalti legati sia alla distribuzione di presidi medicali che allo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri. Ciò comporta la possibilità di distribuire posti di lavoro ad affiliati, subappaltare ad aziende di riferimento, consolidare il consenso sociale o semplicemente arricchire improvvisati sodalizi criminali costituiti all’occorrenza.

L’inchiesta romana sulla maxi fornitura da 1,25 miliardi di euro di mascherine è un esempio emblematico di come la pandemia abbia rappresentato una grande occasione di guadagno nei confronti di sodalizi e intermediari. In particolare, emergerebbe il ruolo di professionisti attivi a vario titolo nel procacciamento di mascherine all’Italia, e l’enorme potere decisionale in capo all’ex commissario all’emergenza Domenico Arcuri, sul quale l’indagine intende appurare l’eventuale favoreggiamento nei confronti degli intermediari.

 E’ altamente plausibile che nei prossimi mesi avvenga una pesante infiltrazione delle organizzazioni criminali in concomitanza con l’erogazione dei fondi del React Eu e del Recovery Fund. I sodalizi criminali potrebbero intercettare i nuovi canali di finanziamento messi a disposizione non solo sul fronte sanitario ma anche per la realizzazione e il potenziamento di grandi opere e infrastrutture, come la rete viaria, le opere di contenimento del rischio idro-geologico, le reti di collegamento telematico, le infrastrutture digitali, le opere connesse alla riconversione green.

 In considerazione dell’alto numero delle richieste di accesso ai fondi preventivato dell’Agenzia delle Entrate, la stessa Dia considera plausibile ritenere che il modello di prevenzione e contrasto si riveli inefficace o tardivo per l’eventuale recupero dei fondi percepiti, in assenza dei requisiti, dalle imprese a rischio di infiltrazione mafiosa.

Le procedure di urgenza limitano il monitoraggio a monte e favoriscono le frodi, che possono essere scoperte solo a posteriori e a “valle”. Occorre dunque garantire un livello accettabile di controllo preventivo e la celerità negli interventi.

L’Italia, per la sua esperienza storica in termini di gestione di emergenze, ad oggi rappresenta un caso studio di grande valore esplicativo e potrebbe essere il punto di riferimento per l’attuazione di un osservatorio permanente sulle procedure di emergenza, facilitando la diffusione tra buone pratiche tra i Paesi Membri.

Alla luce di quanto premesso, avrei il piacere di confrontarmi con il Suo ufficio sulle seguenti tematiche:

– azioni adottate dal Vostro Ufficio, o che avete intenzione di adottare per contrastare le frodi nel settore della sanità, dei vaccini e delle procedure emergenziali di spesa per fronteggiare le urgenze;

– eventuali proposte e suggerimenti relativi al contrasto delle frodi nell’ambito delle risorse messe in palio dal React EU e del Recovery Plan;

– valutazioni circa le misure di prevenzione più efficaci e adottate in Europa per contrastare le frodi in oggetto.

In attesa di un gentile riscontro, pongo cordiali saluti

 

Ignazio Corrao, MEP (Verdi/ALE)

Eleonora Evi, MEP (Verdi/ALE)
Rosa D’Amato, MEP (Verdi/ALE)

Piernicola Pedicini, MEP (Verdi/ALE)


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