LA GUERRA MONDIALE AI TEMPI DELLA GLOBALIZZAZIONE

Ieri sera stavo whatsappando con un vecchio amico brasiliano e ad un certo punto lui mi ha chiesto cosa umanamente provassi nel vivere in un luogo in guerra.

La mia immediata reazione, di stupore, è stata quella di rispondere che non vivevo mica in Siria. Ma subito dopo gli ho chiesto se da loro ci fosse la percezione che Bruxelles, Londra o Parigi siano città in Stato di guerra per via degli attentati.

La sua risposta è stata si, che vedono in continuazione immagini di bombe, di attacchi e cose del genere nelle principali città europee e del medio oriente.
A primo impatto mi è sembrato esagerato, ma subito dopo ho realizzato di essermi abituato tranquillamente ad attraversare la strada con accanto un paio di militari con il mitra carico in mano. Mi sono abituato a giudicare come “normale” la vista delle camionette piene di militari armati agli angoli delle strade e se uccidono una persona che girava con una cintura esplosiva nella stazione del treno vicino a casa mia neanche ci faccio caso più di tanto.
E’ la guerra mondiale ai tempi della globalizzazione, la terza guerra mondiale a pezzetti sparsi per il Mondo. Un mondo fatto di decerebrati fanatici religiosi e di coloro che li fomentano, di terrorismo, di odio, di destabilizzazioni politiche mirate, di controllo delle risorse dei territori e di guerre senza senso, ovunque.

Il nostro è un Mondo senza senso, dove la guerra alla libertà, ai diritti e alla dignità della persona viene portata avanti senza scrupoli dai grandi detentori del potere finanziario ed economico. Che per mezzo dei Vidkun Quisling dei tempi nostri riescono a determinare tutta una serie di scelte di politica interna ed estera totalmente dissennate che generano regressione, paura e guerre tra poveri.

Forse basterebbe utilizzare l’esempio di quanto accaduto recentemente in Siria, in Libia, in Iraq ed Afghanistan per monitorare la direzione. Forse basta soffermarsi a pensare che oggi l’occidente continua a proclamarsi amico ed alleato dell’Arabia Saudita, uno Stato canaglia che fomenta l’odio verso il Mondo libero e finanzia il terrorismo, ma a cui nonostante ciò continuiamo a vendere armi, sistemi di intelligence e addestramento militare, da usare per reprimere tutte le libertà civili interne e per combattere la cultura occidentale dall’esterno, finanziando l’indottrinamento jihadista.

Continuiamo ad accettare che le nostre multinazionali possano violare qualsiasi forma di diritto umano al di fuori dal nostro raggio di vista. Continuiamo ad essere a convenienza amici di dittatori vari, che allo stesso tempo siamo pronti a crocifiggere e stigmatizzare mediaticamente come nemici dell’umanità, quando il vento degli interessi economici cambia direzione.

Nel frattempo ieri sera al Consiglio Europeo è stato mosso “un passo storico”, così lo definiscono il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, all’esordio a Bruxelles. Il passo storico sarebbero i battle groups europei, battaglioni misti con la divisa verde e lo stemma blu dell’Unione, per la reazione rapida e il dispiegamento di truppe in teatri di crisi esterni all’Unione.

Hanno dato inoltre il via libera al Fondo per la difesa Ue (500 milioni l’anno a partire dal 2020). Mentre per lo sviluppo e acquisto di armi sono invece previsti 500 milioni per il biennio 2019-2020 e un miliardo l’anno a partire dal 2021. la partecipazione dell’industria privata gli investimenti nella difesa comune dovrebbero arrivare a 5 miliardi l’anno dal 2020.

Quindi per superare la presenza dei militari in assetto da guerra nei parchi, nelle piazze, vicino le scuole e le istituzioni la soluzione è aumentare la spesa militare e creare i battle groups europei.

Quanto per noi Europei è diventato accettabile, normale e indifferente la presenza, per le vie delle nostre città, di militari e forze dell’ordine armati fino ai denti? Quanto è diventato normale per noi un qualsiasi attacco terroristico, mafioso o anarchico?

Il riferimento non è ad una città europea in particolare, ma all’Europa in generale e al senso che sta assumendo la parola Europa nel mondo.

Forse a tutto questo ci siamo abituati perchè siamo tutti un pò legati a quella meravigliosa idea di Albert Einstein per cui non si sa con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale ma certamente la quarta sarà combattuta con le pietre ed i bastoni. Non è così, la terza guerra mondiale è una guerra diversa, strana, sporca, sistemica, mediatica, trasversale e a tratti invisibile.
Per combattere questa guerra bisogna riconoscerla e prendere coscienza di ciò che ci succede intorno, questo è il primo passo.

 

 

 

 

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Pubblicato da Ignazio Corrao su Giovedì 22 giugno 2017


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