Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Cos’è e perché è utile all’Italia

Facciamo chiarezza sul testo recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri

Comincia la lunga maratona del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza [PNRR]. 

Proprio così poiché il testo varato il 12 gennaio 2021 dal Consiglio dei Ministri, nei prossimi giorni comincerà il suo percorso parlamentare ed il confronto con le parti sociali, per essere infine presentato alla Commissione Europea nell’ambito del Next Generation EU. 

Prima dunque di cominciare un dibattito costruttivo sul testo è bene fare chiarezza a scanso di equivoci e fraintendimenti propri degli analfabeti funzionali.

Partiamo dal nome esatto: Recovery and Resilience Facility. 

Identificarlo chiaramente ci aiuterà per comprendere degli aspetti fondamentali:

  • Facility: indica che attingeremo alle risorse da una linea di credito – e non un Fund cioè un fondo che ci ristora delle spese – infatti viene abusato il termine Recovery Fund che è inesatto. La linea di credito è stata aperta per l’Italia per finanziare una performance ovvero dei progetti che lo Stato italiano si impegna a realizzare con due obbiettivi principali ovvero:
  • Recovery: Ripresa dalla crisi innescata dalla pandemia da Covid attraverso un sostegno agli investimenti pubblici.
  • Resilence: recupero della competitività e del tasso di crescita di lungo periodo dell’economia italiana che già da almeno un ventennio stenta a crescere e che è stata aggravata dalla pandemia.

Accanto agli investimenti [Recovery] serviranno dunque le riforme [Resilience] per permettere all’Italia di superare i ritardi accumulati negli ultimi decenni e ritornare a crescere con un ritmo più elevato, sperando di attirare risparmio ed investimenti privati. Se quest’ultimo passaggio si compirà allora la ripresa economica diventerà sostenibile ed avremmo raggiunto l’obiettivo della resilienza.

I fondi, che ammontano ad 209 miliardi, verranno consegnati all’Italia sulla base dello stato di avanzamento dei progetti contenuti nel PNRR e seguendo un specifico cronoprogramma. Verrà anticipata unicamente una somma pari al 13% del totale. 

Cosa contiene il testo approvato dal CDM del 12 gennaio 2021

La Commissione Europea ha stabilito due temi che devono essere contenuti nei piani nazionali ovvero:

  • Sostenibilità ambientale [circa 45% dei fondi]
  • Economia digitale [circa 30% dei fondi]

Questi due temi sono stati scelti perché nei prossimi anni saranno al centro delle grandi sfide che ci giocheremo con i grandi competitor mondiali. Per la percentuale rimanente esistono altre aree d’intervento che i singoli paesi possono individuare per completare i propri piani nazionali. L’Italia ha scelto di puntare su:

  • Parità di genere
  • Sud Italia e riequilibrio territoriali
  • Turismo e cultura
  • Giovani

In totale il PNRR si articola in 6 Missioni, che a loro volta raggruppano 16 Componenti funzionali per realizzare obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo. 

Le Missioni del PNRR rappresentano le aree “tematiche” strutturali di intervento, ovvero: 

1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 

2. Rivoluzione verde e transizione ecologica; 

3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile; 

4. Istruzione e ricerca; 

5. Inclusione e coesione; 

6. Salute.

Il pericolo da evitare

Come detto, i fondi stanziati arriveranno solamente quando lo Stato italiano dimostrerà di saperli impegnare nei i prossimi tre anni e spenderli entro sei. Paradossalmente proprio questo potrebbe essere il nostro tallone d’Achille. Per comprendere il pericolo dobbiamo fare un piccolo esercizio di memoria per ricordare come abbiamo speso le risorse europee dell’ultima programmazione. Siamo riusciti ad impegnare quasi il 90% delle somme rese disponibili dai fondi strutturali ma – per ritardi burocratici, ricorsi, infiltrazioni della criminalità organizzata, etc – ne abbiamo spesi meno della metà. 

Se ripeteremo questi errori, le risorse non arriveranno. Il punto della gestione di questi fondi risulterà essere dunque fondamentale così come la trasparenza e la velocità d’impiego.

I miliardi messi a disposizione del PNRR non saranno unicamente dei sussidi a fondo perduto, ma saranno divisi in questo modo:

  • 82 miliardi a fondo perduto

Queste somme potrebbero essere fondamentali per attuare tutte quelle riforme necessarie al paese che negli anni non ci siamo potuti permettere 

  • 127 miliardi di prestito da restituire all’Europa

I tassi di interessi della BCE resteranno bassi per circa 4 anni ed è in questo periodo che, per riassorbire il debito senza creare ulteriori deficit, dovremmo far fruttare la progettazione e riattivare il sistema economico italiano.

Come spenderli?

Solitamente le risorse a fondo perduto vengono destinate per opere che il mercato non finanzierebbe, mentre i sussidi potranno essere impiegati in attività dove potranno essere garantiti dei ritorni economici per coinvolgere più facilmente anche il settore delle imprese private. 

66 miliardi di euro verranno impegnati per completare delle opere che il governo aveva già in cantiere; su questo tema vedremo quale sarà il responso degli organi europei che saranno chiamati ad approvare il piano non appena verrà completato il percorso in Parlamento ed il confronto con le parti sociali. Altri 20 miliardi saranno destinati per la sanità e dunque il rimanente per le nuove progettualità. 

In chiusura immaginiamo che la spesa strutturale sarà dedicata per incidere sulla produttività di lungo periodo del paese. Ad esempio: spendere risorse per il Sud, avrà un senso se – e solo se – verrà rilanciata la produttività capace di generare quella liquidità utile per rimborsare la quota dei prestiti.

Ho voluto riassumere delle nozioni base che nei prossimi giorni ci serviranno per analizzare e comprendere i futuri passaggi per essere protagonisti in questa fase fondamentale per la rifondazione dello Stato. Un’occasione unica che non possiamo affrontare con leggerezza.


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