Il dramma dei padri italiani in Giappone: “Ci negano di vedere i nostri figli”

Nei mesi scorsi è pervenuta la richiesta di aiuto da parte di alcuni padri italiani, residenti in Giappone, i quali  hanno presentato una petizione al parlamento europeo per denunciare l’impossibilità di reincontrare i propri figli, dopo la separazione dalla moglie giapponese.

Dalle informazioni apprese si stimano 65 casi di padri italiani, coniugati con donne Giapponesi,  che si ritrovano vittime dell’assurdo sistema vigente in Giappone, che tollera tranquillamente la sottrazione del minore da parte della madre giapponese. Tali casi arrivano complessivamente a 150.000 annui se si includono anche  i padri di altra nazionalità europea nonché gli stessi genitori giapponesi.

Ciò accade sia prima che dopo i provvedimenti di separazione e divorzio, a seguito dei quali –  a distanza di anni dall’arbitraria sottrazione – i Giudici affidano in via esclusiva i figli alle madri in virtù del c.d. Principio di continuità, riconoscendo in sentenza una o due ore di visita mensili al padre non affidatario e sempre in presenza delle locali  autorità. Quanto appena detto è già indicativo della scarsa sensibilità del sistema giapponese che non tutela i diritti del genitore (europeo) non affidatario e soprattutto quelli del bambini, anch’essi cittadini europei.

La situazione è molto più grave di quanto si possa pensare in quanto ai genitori “non affidatari” che, di punto in bianco o con la classica accusa di violenza domestica poi ovviamente non accertata, non è consentito vedere i propri piccoli neanche per quella misera ora riconosciuta giudizialmente. La possibilità di vedere i propri figli è infatti rimessa soltanto alla volontà della madre che nel 99% dei casi diventa irreperibile, facendo perdere le proprie tracce, senza che il padre possa far valere tale violazione coattivamente. In altri termini, in Giappone, la madre può disinteressarsi della sentenza di divorzio, che stabilisce giorni e orari di visita, senza che le Autorità o la Polizia Giapponesi intervengano per far rispettare la sentenza di divorzio. 

Non esiste un rimedio giudiziale incisivo per far valere i diritti di visita e il rapimento dei genitori non viene considerato un reato. Né, tantomeno, il mancato rispetto delle sentenze subisce una qualche sanzione.

Il Giappone rappresenta uno dei pochi paesi che, in caso di separazione e/o divorzio, prevede “la custodia” esclusiva dei figli minori a un solo genitore (statisticamente parlando, quasi sempre la madre) considerato, paradossalmente, lo strumento più idoneo per assicurare il “miglior interesse del minore”. 

È fin troppo agevole intuire come il sistema giapponese sia caratterizzato da evidenti  lacune nonostante abbia ratificato la convenzione dell’AJA (che regola la tutela dei figli minori di anni 16).

Tutto ciò avviene, inoltre,  in violazione dei diritti garantiti ai minori dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del Bambino, ratificata dal Giappone nel 1994 e nell’inosservanza del diritto dei genitori a mantenere un legame con i propri figli.

Le vere vittime di queste assurde regole sono i bambini, che non possono continuare a parlare la lingua italiana, non possono vedere i propri genitori o i propri nonni europei.

L’Europa non può più accettare il comportamento del Giappone che, di fatto, spezza il legame dei figli con genitori e con la cultura europea, con palesi violazioni dei diritti fondamentali.

L’Alto rappresentante dell’unione europea, Federica Mogherini, accolga le istanze dei numerosi genitori europei che vivono in Giappone – in maggioranza italiani, francesi e tedeschi –  e intervenga in modo incisivo per tutelare il loro sacrosanto diritto di vedere i propri figli nonché il diritto dei bambini, anch’essi cittadini europei, di incontrare i propri papà. Si adoperi, dunque, chiedendo il rispetto dei diritti garantiti ai minori dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del Bambino, ratificata dal Giappone nel 1994.

A tal fine sto coinvolgendo gli altri eurodeputati per portare la questione in plenaria e chiedere all’Alto rappresentante quali azione intende intraprendere con le autorità giapponesi al fine di supportare gli sforzi delle ambasciate nazionali per far cessare tali gravissime violazioni.

 

Di seguito alcuni dei link che rimandano alle testate giornalistiche che hanno raccontato la vicenda, a partire

da quelle del giornalista di Sky Pio D’Emilia:

https://video.sky.it/news/mondo/giappone-il-dramma-dei-bambini-dimenticati/v525763.vid

https://video.sky.it/news/mondo/il_giappone_raccontato_nel_libro_di_pio_demilia/v91434.vid

https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/confessionereporter2019/puntata-del-4-giugno_F309839801000101

https://www.iene.mediaset.it/video/giappone-figli-contesi-affidamento-madri-sottrazione-minori-video-intervista_154831.shtml

 

 


3 risposte a “Il dramma dei padri italiani in Giappone: “Ci negano di vedere i nostri figli””

  1. Annamaria ha detto:

    Buongiorno, sono la mamma di uno dei Papà italiani in Giappone e Nonna di due Bimbi nati in Germania e residenti in Giappone, sottratti e portati via dalla mamma, spero vivamente che si sblocchi questa situazione, sono passati 4 anni e mezzo che non li cediamo dal vivo.
    Vi ringrazio,
    Anna

  2. Francesca ha detto:

    Bravo,mi fa piacere che ti interessi di questo argomento
    Vorrei però che attivassi qualche collega in Italia per i genitori separati italiani dove uno dei due genitori non riesce a vedere il figlio con gli stessi meccanismi che hai appena enunciato e sono tanti

  3. Vincenzo ha detto:

    Non sarebbe cosa buona iniziare a guardare in casa propria e lavorare sulle storture del sistema italiano, per le quali subiamo costantemente condanne dalla Corte Europea?

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