Gaza: la prigione a cielo aperto, il disastro umanitario e la persecuzione israeliana

Nella minuscola Striscia di Gaza – dilaniata da decenni di conflitto, crisi economica e blocco illegale da parte di Israele, Egitto e della stessa Autorità palestinese – è difficile isolare e analizzare un´emergenza perché la situazione è disastrosa praticamente su tutti i fronti che si possano trovare alla voce “crisi umanitaria”.

L´ONU ha affermato che il blocco di Gaza e tutte le relative restrizioni contravvengono palesemente ai diritti umani, dal momento che questo crea un impatto umanitario terribile sulla popolazione, costretta a pagare un prezzo altissimo per delle “colpe” sicuramente non loro, ma di cui sono gli unici a farne le spese con una crisi umanitaria disastrosa in corso.

Tasso di disoccupazione giovanile al 65%, mancanza di acqua ed energia, bombardamenti, decine di morti e migliaia di feriti tra i civili, penuria di attrezzature e personale medico, crisi totale in tutti i settori, tagli alla fornitura di carburante, economia sull’orlo del collasso, impossibilità di importare o esportare alcun prodotto, carenza di prodotti di prima necessità, il tutto ovviamente condito da violazioni dei diritti umani di tutti i tipi. La lista delle emergenze e degli abusi è lunghissima, ma proviamo ad analizzare alcuni di questi aspetti, forse i più impattanti nel quadro generale, come la crisi energetica e la crisi sanitaria.

Dal 2007 Israele, come rappresaglia contro i razzi lanciati da Hamas in territorio israeliano, ha interrotto la fornitura di elettricità nella Striscia, fattore che ha ulteriormente indebolito le già fragili condizioni di vita e la resilienza della popolazione. La maggior parte delle famiglie infatti riceve elettricità solo 4 ore al giorno e questo ha un fortissimo impatto praticamente su quasi tutto; senza elettricità gli agricoltori non possono irrigare, i pescatori non possono conservare la propria merce, le centrali di desalinizzazione non possono essere riattivate, le apparecchiature sanitarie sono inutilizzabili e via discorrendo.

Non meno grave è la situazione nel settore sanitario, in un quadro di emergenza totale. Il blocco infatti impedisce l´ingresso dall’esterno, tra le varie cose, anche di qualsiasi tipo di apparecchiatura sanitaria e di infermieri, di cui Gaza ha un estremo bisogno; la combinazione della penuria di entrambi comporta, ad esempio, l´impossibilità di ricorrere alla chirurgia plastica per operare le migliaia di feriti da arma da fuoco (isreaeliana, of course) e, come conseguenza, si va incontro a continui decessi evitabili e amputazioni preventive. Succede ogni giorno a Gaza, forse anche ogni ora.

Adesso passiamo al quadro generale e iniziamo a chiamare le cose con il loro nome. E´ un dato di fatto che nella striscia di Gaza vengono continuamente commessi crimini di guerra e contro l´umanità da parte di Israele. Il 30 Marzo, durante una protesta pacifica di migliaia di abitanti di Gaza lungo il confine (la “Marcia del ritorno”, che si svolgerà ogni venerdì fino a metà Maggio), 100 cecchini si “divertivano” a fare il tiro al bersaglio al grido di “wow, bel colpo!” quando uccidevano o invalidavano un civile inerme. E non erano certo 100 pazzi, dal momento che le regole di ingaggio del Generale Gadi Eisenkot prima della manifestazione erano “di usare molta forza”.

E’ difficile credere che manifestanti muniti di pietre e altri oggetti costituissero un pericolo imminente per l’incolumità di soldati ben equipaggiati e protetti da cecchini, droni e carri armati, disposti dietro uno dei confini più militarizzati al mondo! Quella che doveva essere una protesta pacifica si è trasformata in una carneficina che ha lasciato sul terreno 17 morti e circa 1.400 feriti fra i palestinesi! E tutto questo in un solo giorno, dal momento che adesso, un mese dopo, il numero di palestinesi caduti sotto i colpi israeliani è salito a 48, mentre il numero di feriti è arrivato a circa duemila (di cui molti gravissimi). Numeri di una vera e propria carneficina ai danni di civili disarmati, allo stremo e che protestano per un blocco totalmente illegale, chiedendo solo di poter attraversare il confine illecitamente demarcato da Israele per poter ricongiungersi ai propri cari in territori israeliani. I connotati di tale status quo non hanno nulla di diverso da uno stato di assedio.

La risposta di Israele, contro una popolazione inerme di profughi che manifesta per il diritto al Ritorno, è stata quella di sparare sulla folla. Per tutti i simpatizzanti di Israele, vorrei sottolineare che in queste proteste non vi erano terroristi di Hamas armati di lanciarazzi ma povera gente in miseria privata di quasi ogni diritto umano da un cinquantennio per mano di Israele.

L’uso di munizioni letali al di fuori di situazioni di grave pericolo costituisce una grave violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.

Le autorità israeliane, come sempre, non si sono assunte alcuna responsabilità per i fatti accaduti e continuano a legittimare i crimini di guerra delle Forze di Difesa Israeliane, perpetuando lo storico trend di impunità totale dell´esercito.

E´ sconcertante l´atteggiamento delle autorità israeliane che non si sono preoccupate neanche minimamente di assumersi alcuna responsabilità per questi gravissimi crimini di guerra (come minimo aprendo un´inchiesta) Ma forse ancor peggiore è il doppiopesismo della comunità internazionale, che si riempie la bocca con parole come “diritti dell´uomo, giustizia e stato di diritto”, ma che da oltre un cinquantennio non ricorre alla giurisdizione internazionale in alcun modo, chiudendo entrambi gli occhi quando è Israele a violentare i diritti umani.

 Un uomo ucciso dai cecchini

 


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