Fondo europeo solidarietà. La Sicilia non accede perché non conviene a politici e burocrati

Fondo europeo solidarietà.

Non occorre chissà quale genio vedere che la Sicilia sta andando a rotoli. La conoscenza delle possibilità che l’Europa mette sul piatto però fanno capire che questa situazione è creata artatamente dal continuo conflitto tra il presidente Crocetta e il governo italiano, che fanno finta o peggio non conoscono sul serio gli strumenti che ci consentirebbero di uscire da questa penosa situazione. Crocetta e Renzi continuano nell’azione scelerata di non utilizzare i fondi europei messi a disposizione degli stati membri in caso di situazioni straordinarie o emergenziali. Facendo una cernita dei moltissimi fondi europei che la regione potrebbe utilizzare ne analizzeremo due, in particolare: il FSUE e il FEG. Il primo serve per un rapido indennizzo da Bruxelles in caso di eventi calamitosi naturali, come il maltempo che a più riprese ha flagellato la Sicilia mettendo di fatto in ginocchio i collegamenti, ed il secondo, il Feg è la misura utilizzabile per lavoratori collocati in esubero e dei lavoratori autonomi la cui attività sia cessata in conseguenza di trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale dovute alla globalizzazione. Ebbene in Sicilia tra Termini Imerese, Fiat e indotto; Gela – Raffineria Eni e indotto e Palermo;  Almaviva Call center la misura coinvolgerebbe ben 20 mila famiglie. Ebbene, partendo dai danni provocati dagli eventi meteorologici straordinari, che si stanno abbattendo sulla Sicilia da più di 15 giorni, non si riesce a comprendere cosa si aspetti a chiedere l’intervento dell’Europa per il rispristino delle infrastrutture di comunicazione, degli ospedali e gli edifici pubblici danneggiati, del già pietoso stato delle fognature dei comuni siciliani. Basti pensare che finora sono stati erogati oltre 3.7 miliardi di euro a favore di 24 paesi europei, per un totale di 70 interventi in risposta a diversi tipi di catastrofi, tra cui inondazioni, incendi forestali, terremoti, tempeste e siccità. In Italia, per esempio, oltre agli interventi post terremoto in Abruzzo, la Sardegna ne ha saputo approfittare. Il 18-19 novembre 2013 la Sardegna (Italia) è stata colpita da fortissime piogge che hanno fatto esondare i fiumi provocando inondazioni e frane. Le case private, le imprese e il settore agricolo sono risultati gravemente danneggiati e si è registrata una grave interruzione di vie di comunicazione grandi e piccole e di importanti reti infrastrutturali pubbliche. Sono stati registrati 16 decessi, più di 1.700 persone sfollate e un disperso.  Se non fosse per il conclamato disinteresse politico da parte del governo o per la riconosciuta incapacità della classe dirigenziale della burocrazia regionale, come siciliani, potremmo anche farcene una ragione. Ma in realtà dietro alla non richiesta di intervento del FSUE c’è la volontà di non richiederli e utilizzarli. Richiedere e utilizzare il FSUE richiede una rapida capacità di inventario dei danni, di progettazione degli interventi necessari, l’impiego dei fondi, il pagamento e la certificazione della spesa ai sensi del regolamento che disciplina il fondo. E secondo voi tutte queste regole chiare permetterebbero le passarelle di assessori, deputati, senatori, ministri e sindaci? Permetterebbero di assegnare progettazioni e lavori pubblici emergenziali alle cooperative o alle imprese degli amici?


Una replica a “Fondo europeo solidarietà. La Sicilia non accede perché non conviene a politici e burocrati”

  1. Rosalba Castiglione ha detto:

    Questa si che e’ informazione

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