Fondi Europei, la Programmazione 2021-2027

Si sta per concludere la programmazione 2014-2020, che a tutti gli effetti posso definire assolutamente deludente. 

  • è partita con immenso ritardo, mettendo in pericolo la spesa di tutte le risorse e la qualità della spesa 
  • ogni anno si rischia di perdere centinaia di milioni per via della lentezza della spesa e della regola del disimpegno automatico (entro fine anno dobbiamo spendere 420 milioni di euro)
  • ci sono stati bandi scritti male, centinaia di ricorsi, azioni sterilizzate, contributi milionari concessi sulla base del click più veloce, comuni impossibilitati a presentare progetti, bandi deserti o bandi ritirati, come l’ultimo a inizio settembre da 120 milioni per le start up innovative ritirato (con tanto di graduatoria già pubblicata) perché è impossibile certificare in tempo le somme. 
  • stratagemmi contabili per non perdere i soldi, come i progetti retrospettivi e di trascinamento, totalmente scriteriati, abusati e scelti male;
  • il recente blocco dei pagamenti della Commissione UE per carenze nel sistema di gestione e controllo e cancellazione di 160 milioni per progetti che non potevano essere finanziati (tratta B del passante ferroviario di Palermo oppure gli impianti di depurazione di Lipari e Vulcano)

Insomma, un disastro, o per usare un eufemismo: una gestione con molte criticità, che dovranno essere risolte per arrivare a spendere quantomeno tutte le risorse entro il 2023. Sulla qualità della spesa dovremmo aprire un altro immenso capitolo.

Oggi però siamo ad un momento chiave. E’ in fase di elaborazione la prossima programmazione. Passerà un altro treno di risorse, di opportunità, quello della nuova Politica di Coesione 2021-2017.

Citando gli obiettivi della Commissione, dovremo raggiungere 5 obiettivi: 

1: Una Sicilia più intelligente 

– in Sicilia deve crescere il numero e le dimensioni delle imprese innovative, nei settori ad alta intensità di conoscenza e con elevato potenziale di crescita; bisogna promuovere gli scambi di conoscenze tra enti di ricerca e i settori produttivi, in particolare le Pmi, attraverso partnership e formazione, ma anche di promuovere la digitalizzazione di cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche, spingere verso l’innovazione nella pesca e nell’agricoltura

– coinvolgere anche le piccole aziende nell’innovazione, spesso non hanno potuto accedere

– c’è ancora tanto da fare sul fronte della digitalizzazione in Sicilia, interi territori sono ancora all’anno zero, soprattutto nelle zone rurali interne . Bisogna permettere ai siciliani, alle imprese ed alle amministrazioni pubbliche di cogliere tutti i vantaggi della digitalizzazione

– oltre all’innovazione, va finanziato il semplice l’aggiornamento e modernizzazione tecnologica delle aziende che non operano sul fronte della ricerca industriale

2: Una Sicilia più verde

Qui ci giochiamo il futuro della Sicilia, in tutti i sensi. Occorre puntare su:

  • adattamento ai cambiamenti climatici, 
  • prevenzione dei rischi e la resilienza alle catastrofi, 
  • adeguamento antisismico del patrimonio immobiliare privato
  • misure di efficienza energetica, 
  • autosufficienza energetica tramite energie rinnovabili
  • gestione sostenibile dell’acqua
  • transizione verso un’economia circolare e azzeramento dei rifiuti
  • lotta allo spopolamento delle zone interne
  • opere di bonifica delle zone industriali (con reindustrializzazione dei siti inquinati) e interventi di bonifica dell’amianto anche per i privati
  • lotta all’inquinamento atmosferico e di consumo delle risorse ambientali nelle città

In particolare, il ministero aspetta le osservazioni dalle regioni per quanto riguarda il fabbisogno del servizio idrico integrato, per esempio potrebbe essere la fine dell’infrazione relativa alle infrastrutture idriche e di depurazione

Quanto all’autosufficienza energetica, il Governo stima 184 miliardi di euro per il pieno successo del Piano decennale Energia e Clima 2021-2030. La Sicilia deve fare la sua parte e puntare a diventare la prima regione italiana autosufficiente dal punto di vista energetico. 

Quanto al dissesto idrogeologico, esperienza dimostra che non servono necessariamente opere di contenimento e regimentazione (ad es. dei fiumi) che spesso non hanno dato gli esiti sperati, ma risultati opposti a quelli prefissati. È da tempo evidente che serve una diversa gestione delle risorse naturali e una manutenzione attiva del territorio che può essere assicurata solo attraverso la permanenza della popolazione sui territori, prevalentemente collinari e montani, in progressivo e inesorabile abbandono.

3: Una Sicilia più connessa

C’è uno studio desolante di Legambiente che illustra la scarsa presenza di treni in Sicilia.

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La quasi totalità delle tratte ha meno di 15 treni al giorno. E’ possibile che la Sicilia arrivi al 2027 ancora con treni a velocità ottocentesca?

Abbiamo una grande occasione per ridurre il divario infrastrutturale. Con i nuovi fondi UE 21-27 dobbiamo:

  • sviluppare una rete di TEN-T (ferrovie, strade e vie fluviali e puntuali come porti, nodi urbani, interporti ed aeroporti) considerate rilevanti a livello comunitario in Sicilia. La Sicilia in tale ambito è interessata dal corridoio scandinavo – mediterraneo che parte, nel tratto italiano, dal valico del Brennero ed arriva fino a Palermo, 
  • puntare su alta velocità
  • Usare i fondi diretti del programma “Meccanismo per collegare l’Europa” mai usati in Sicilia 
  • sviluppare mobilità locale regionale intelligente, intermodale, resiliente ai cambiamenti climatici e sostenibile. 
  • promuovere mobilità urbana sostenibile.

4: Una Sicilia più sociale

Anche qui, occasione d’oro. La Sicilia ha avuto un ruolo di primo piano nella fase negoziale: ad essa, insieme alla Toscana, è stato affidato il tavolo sull’Europa sociale che, per una regione che versa in condizioni drammatiche, può rappresentare un’occasione per avviare il cambiamento che appare ormai indispensabile. 

Per quanto ancora dobbiamo sprecare i fondi per l’occupazione o il sostegno alle fasce più deboli? Con i nuovi fondi UE dovremo: 

  • migliorare l’accesso all’occupazione di tutte le persone in cerca di lavoro, in particolare i giovani e i disoccupati di lungo periodo, attraverso bonus Occupazione
  • potenziamento della occupabilità delle persone inattive, 
  • promozione il lavoro autonomo e l’economia sociale.
  • Proteggere le fasce deboli, come gli anziani e i disabili attraverso assistenza domiciliare
  • Rafforzare capacità amministrativa dei soggetti pubblici che gestiscono il tema occupazione (Comunicentri per l’impiego, scuole) e rafforzare ruolo del terzo settore (associazioni e cooperative)

5: Una Sicilia più vicina ai cittadini

  • promuovere lo sviluppo sociale, economico ed ambientale integrato soprattutto sul versante del patrimonio culturale e della sicurezza delle aree urbane. 
  • incrementare il patrimonio culturale e la sicurezza delle aree rurali mediante iniziative di sviluppo locale di tipo partecipato
  • puntare sul TURISMO  e superare i modelli di sviluppo turistico attuati sino ad oggi, con sagre di paese e cartellonistica rurale, attraverso modelli di gestione moderni,  come le forme partecipative nel riuso e gestione dei beni del patrimonio culturale, la destagionalizzazione, l’incoming, e più in generale la valorizzazione dei beni pubblici altrimenti abbandonati o non utilizzati per lo sviluppo di nuovi posti di lavoro

Inoltre occorre:

– Programmare bene. Occorrerà programmare bene e individuare progetti strategici. Anticipare l’individuazione di progetti rilevanti da realizzare con il FESR. Nei casi in cui sono ancora necessari importanti investimenti per recuperare deficit impiantistici e infrastrutturali che incidono sul livello e la qualità dei servizi (ad es. gestione dei rifiuti, servizio idrico, mobilità), è particolarmente necessaria una preliminare ricognizione del quadro degli interventi programmati e in corso con altre fonti di finanziamento nazionali, anche per valutare la possibilità di finanziare con il FESR interventi con uno stato di progettazione e di avanzamento compatibile con i tempi di realizzazione dei Programmi 2021-2017.

Cronoprogramma. prevedibilità dei bandi e delle scadenze per i Comuni e per le imprese: CRONOPROGRAMMA CHIARO E RISPETTATO. Assicurare la continuità nel tempo. Il funzionamento intermittente di alcuni dispositivi di aiuto all’investimento delle imprese si riflette nell’impossibilità di prevedere le scelte dell’ente pubblico, e perciò di programmare di conseguenza la propria attività di investimento.

– Semplificazione procedure. Riduzione tempi di selezione progetti ed erogazione, ma STOP AI CLICK DAY. Le misure di sostegno alle imprese si sono trasformate in premi a competenze procedurali piuttosto che alla effettiva innovatività;

Progetti esecutivi. Bisognerebbe mettere i comuni nelle condizioni di avere gli strumenti per attingere ai finanziamenti e progettare. E’ opportuno sostenere un utilizzo tempestivo, sistematico ed esplicitamente orientato agli interventi della coesione dei diversi Fondi di Progettazione oggi esistenti, semplificandone le regole di accesso. Oltre agli storici fondi rotativi di Cassa Depositi e Prestiti, caratterizzati però da diversi vincoli, si pensi soprattutto alle risorse per progettazione assegnate al MIT con la Legge di bilancio 2018 ma in attesa dei DM attuativi, o ad alcune iniziative regionali11 che potrebbero essere utilmente replicate

Zone rurali interne. Ci vuole un occhio di riguardo per le zone rurali afflitte da spopolamento, attraverso il potenziamento degli strumenti per le Aree Interne ad oggi ancora quasi a zero. 

Alcuni approfondimenti

1) La nuova Politica di Coesione

La Politica di Coesione, all’interno della quale si inseriscono i fondi strutturali, sarà finanziata dal 

  • Fondo di Coesione (che non riguarda l’Italia)
  • dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 
  • dal Fondo Sociale Europeo+ (FSE+).

Al Fondo FESR la Commissione propone di assegnare 226,3 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. Al Fondo FSE+, che assembla le risorse assegnate nel periodo 2014-2020 al FSE, a Garanzia Giovani (Iniziativa per l’Occupazione Giovanile), al Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), al Programma EaSI (Employment and Social Innovation) e al Terzo Programma per la Salute, saranno destinati 101 miliardi.

Per l’Italia assistiamo ad un consistente aumento di risorse: nel periodo 2021-2027 ammonteranno a circa 43,5 miliardi di euro, con un incremento pari al 29%.

Sono stati individuati 5 obiettivi prioritari (anziché gli 11 obiettivi 14-20):

1: un’Europa più intelligente 

2: un’Europa più verde

3: un’Europa più connessa

4: un’Europa più sociale

5: un’Europa più vicina ai cittadini

Per ciascun obiettivo è stato istituito un Tavolo, che produrrà un documento. I cinque documenti saranno utilizzati e affinati nelle fasi successive di preparazione dell’Accordo di Partenariato e dei Programmi Operativi.

A livello nazionale i 5 tavoli di lavoro (uno per ogni obiettivo di policy) hanno avviato la discussione identificando 4 temi “unificanti”: 

1) Lavoro di qualità; 

2) Territorio e risorse naturali per le generazioni future; 

3) Omogeneità e qualità dei servizi per i cittadini; 

4) Cultura come veicolo e spazio di coesione.

Alcune novità della programmazione 21-27:

– novità importante è rappresentata dal fatto che la programmazione avverrà in due fasi: inizialmente i programmi riguarderanno solo i primi cinque anni (2021-2025) e le dotazioni degli ultimi due anni (2026-2027) saranno decise solo in base ai risultati di un riesame

– Il nuovo quadro regolamentare per il 2021-2027 prevede inoltre il ritorno alla regola “n+2” che sostituisce la regola “n+3”. Dunque la Commissione provvederà al disimpegno di una parte degli stanziamenti se questa non è stata utilizzata o se al termine del secondo anno non sono state inoltrate le domande di pagamento. Questa restrizione sui tempi si fonda sulla convinzione che sarà più facile ridurre i ritardi dei programmi grazie alle misure di semplificazione introdotte.

– sono previste 80 misure di semplificazione nella politica di coesione 2021-2027 https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docgener/factsheet/new_cp/simplification_handbook_it.pdf

2) Il nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027

– Secondo la Commissione europea, la principale sfida per il futuro bilancio dell’UE sarà assicurare un adeguato finanziamento per una serie di nuove priorità che sono emerse negli ultimi anni (gestione del fenomeno migratorio, sfide per la sicurezza interna ed esterna dell’UE, rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di difesa).

– Per questo la Commissione europea propone di innalzare gli attuali livelli di finanziamento in settori considerati prioritari (ricerca, innovazione e agenda digitale, giovani, migrazione e gestione delle frontiere, difesa e sicurezza interna, azione esterna, clima e ambiente – il 25% del bilancio sarebbe destinato al raggiungimento degli obiettivi climatici rispetto al 20% del bilancio in corso) e, parallelamente, vuole ridurre i finanziamenti complessivi a favore della politica agricola comune (PAC – 15% di risorse in meno) e della politica di coesione (10% di risorse in meno)

Per l’Italia, a prezzi correnti, secondo le stime della Commissione europea, ci sarà un aumento da 34 a 43 miliardi di euro circa (38 miliardi di euro a prezzi costanti 2018) rispetto alla dotazione 2014-2020.

3) Tempistiche dell’accordo

Come ribadito in una comunicazione del 13 giugno 2019, la Commissione europea invita i leader dell’UE ad accelerare il ritmo dei negoziati allo scopo di raggiungere un accordo in autunno o comunque entro la fine dell’anno in modo da poter far partire i nuovi programmi all’inizio del 2021 e non in ritardo.

4) La posizione del Parlamento europeo 

Il 14 novembre 2018, il Parlamento europeo ha approvato la “Relazione interlocutoria sul quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 – posizione del Parlamento in vista di un accordo”. 

Secondo il Parlamento europeo occorrerebbe: 

  • fissare la dotazione finanziaria del programma di ricerca Orizzonte Europa a 120 miliardi di euro (prezzi 2018); 
  • rafforzare il programma di investimenti InvestEU; 
  • incrementare i finanziamenti per le infrastrutture di trasporto e le PMI; 
  • mantenere il finanziamento delle politiche agricole e di coesione a lungo termine almeno allo stesso livello dell’attuale quadro di programmazione; 
  • raddoppiare le risorse per affrontare la disoccupazione giovanile, triplicare le risorse per Erasmus+; 
  • fissare il contributo dell’UE per gli obiettivi climatici a un minimo del 25% della spesa del QFP, per portarla al 30% il prima possibile, al più tardi entro il 2027.

5) La posizione del Governo Italiano

L’Italia ritiene insufficiente il livello generale di ambizione espresso dalla Commissione europea e chiedono risorse sufficienti per finanziare non solo le nuove priorità (migrazioni, difesa, sicurezza) e i settori fondamentali per la competitività dell’UE (ricerca e innovazione, infrastrutture, spazio, digitale), ma anche le politiche tradizionali (politica agricola comune (PAC) e politica di coesione), mantenendo le dotazioni di queste ultime al livello dell’attuale QFP 2014-2020.

L’Italia ha, altresì, evidenziato l’importanza che il bilancio sia sufficientemente flessibile in modo da poter essere efficacemente impiegato in situazioni di emergenza (disoccupazione giovanile, disastri naturali, crisi migratorie).

6) Alcune proposte del Dipartimento Coesione e Sviluppo 

– Sostegno (limitato) alla spesa corrente. La politica di coesione può, in parte con il FESR, ma soprattutto con il FSE+, intervenire anche per il sostegno alla spesa corrente. I Fondi strutturali non possono sostenere direttamente le spese di personale, che in alcuni casi rappresentano la componente più rilevante dei costi di erogazione del servizio, ma possono certamente intervenire per l’acquisto di alcuni beni e servizi utili per qualificare l’offerta, come ad esempio la formazione del personale o, a determinate condizioni, l’acquisto di beni e servizi per il funzionamento.

– Introduzione di innovazioni e sperimentazioni. Importanti opportunità per i Servizi, e per una loro differenziata articolazione nei diversi territori secondo i fabbisogni locali, derivano da quanto disposto per le “azioni innovative” del FSE+, che invitano a sostenere l’innovazione sociale (anche su larga scala) e la sperimentazione sociale (su scala ridotta) per rafforzare 29 approcci dal basso verso l’alto, basati su partenariati che coinvolgono le autorità pubbliche, il settore privato e la società civile.


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