Fondi europei, la “gentile concessione” della Von der Leyen

Voglio condividere con voi una importante precisazione da parte dell’ex Ministro per il sud Barbara Lezzi, persona che gode di tutta la mia stima, sulla questione dell’utilizzo dei fondi strutturali per questa emergenza:

Ieri la presidente Von der Leyen ci ha fatto sapere che potremo utilizzare i fondi strutturali europei senza vincoli. Facciamo un po’ di chiarezza su questa “gentile concessione”.

I fondi strutturali europei sono un meccanismo con il quale l’Europa vincola gli stati ad investire nelle regioni meno sviluppate. Le nostre, storicamente, sono quelle del sud.

Questi fondi provengono dalla contribuzione degli stati membri. L’Italia è un contributore netto. Riceve meno di quanto versa.

Per spendere questi nostri soldi si devono osservare rigide regole di controllo, una burocrazia soffocante e rispettare piani e obiettivi che, durante lunghi e snervanti negoziati, si stabiliscono tra paesi insieme alla Commissione. Il tutto viene completato da un accordo di partenatiato interno tra regioni, parti sociali e governo centrale. Le regioni del Mezzogiorno sono tra le maggiori beneficiarie. Circa l’80%.

Per l’attuale programmazione (2014-2020) abbiamo tempo per spendere i fondi sino al 2023 (regola N+3)

Torniamo alla presidente Von der Leyen. Ci concede, praticamente, di spendere questi nostri soldi senza rispettare quelle regole che ci siamo date ben prima di questa terribile pandemia.

Si tratta delle risorse non ancora impegnate giuridicamente. Circa 10 miliardi.

Il ministro per il sud, Giuseppe Provenzano, secondo il sole 24ore, chiederà alle regioni di liberare queste risorse a favore del Governo in modo da poter coprire il decreto di aprile sulle emergenze. Attenzione, però, si deve sempre rispettare il vincolo regionale. Se non lo si facesse, significherebbe acuire ulteriormente lo stato di difficoltà delle regioni meridionali. Quante volte, in questi giorni, abbiamo sentito dire che, se il virus avesse colpito il sud con l’aggressività tristemente subìta dal nord, ci sarebbe stata un’ecatombe? Altrettante volte abbiamo sentito dire che si deve prendere coscienza e consapevolezza di questo drammatico divario per sanarlo al più presto. Non iniziamo a distrarci già da ora. Le risorse del sud restino al sud. Ne va della tenuta sociale.

C’è altro, però, da approfondire ovvero la promessa del ministro Provenzano di compensare. E qui, per meglio comprendere, è necessario sapere qualcosa. Il ministro sostiene di poter compensare la perdita dell’erogazione dei fondi strutturali europei con il Fondo Sviluppo e Coesione. Vediamo cos’è.

E’ un fondo alimentato e regolato da risorse e norme nazionali. La legge dispone che l’80% dei soldi destinati a questo fondo siano spesi nelle aree svantaggiate (raramente questo vincolo è stato rispettato) e che ci sia una programmazione settennale. Questo significa che nella legge di bilancio che si varerà a fine anno si dovranno appostare le risorse per il settennato 2021 2027. Non è tutto. Questo fondo ha una caratteristica che lo rende poco efficiente, a mio avviso. E’ un fondo fuori bilancio. Dunque, quando si scrive nella legge di bilancio che verranno appostati 50, 60, 70 miliardi di euro per i prossimi sette anni, sono poste per competenza e non per cassa. Non fanno deficit, insomma. Ogni anno, la Ragioneria dello Stato prevede una quota “per cassa” che serve per pagare gli impegni assunti dalle Regioni o dal Governo. Attenzione, questo non significa che siano inutili o che non abbiano effetti. Le delibere CIPE e le leggi coperte con le risorse del fondo sono vincolanti ma, spesso, è la suddetta carenza di cassa a determinare la lentezza della spesa. Non è sempre responsabilità delle regioni o colpa della burocrazia. Posso dire, senza alcun timore di essere smentita, che il sud ha sempre pagato un pegno in più che l’ha costretto alla inefficienza e povertà.

I fondi strutturali europei hanno sostituito la spesa nazionale in investimenti al sud per una semplice ragione: l’Europa ci costringe a rendicontazioni puntuali, a scadenze rigide e a vincoli territoriali insuperabili.

Tenuto conto di tutto questo è la politica che ora deve decidere e fare la differenza se ne avrà il coraggio. Fossi ancora il ministro per il sud, non permetterei lo scambio di queste risorse certe con la promessa di un rifinanziamento del fondo sviluppo e coesione peraltro, come detto, già previsto dalla legge.

Nell’ultima legge di bilancio, per il sud, c’è stata solo una riscrittura di quanto già esistente ma si era promesso, con una conferenza stampa a Gioia Tauro, il varo di un piano da 100 miliardi. Tra questi cento miliardi si sono inseriti anche i fondi europei oltre alla programmazione del Fondo sviluppo e coesione. Iniziamo, dunque, con il mantenere quanto promesso proprio ora che c’è maggiore necessità. Si lascino le risorse alle regioni del sud con il vincolo di rafforzare la sanità. Potrebbe esserci una prossima volta, una nuova emergenza in cui quell’ecatombe temuta si potrebbe verificare”.

Voglio condividere con voi una importante precisazione da parte dell’ex Ministro per il sud Barbara Lezzi, persona che…

Pubblicato da Ignazio Corrao su Giovedì 2 aprile 2020

 


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