Edilizia. Allarme speculazione dietro gli incentivi

In Sardegna e Sicilia volano i prezzi dei materiali da costruzione.  

Siamo alle solite! 

Appena sembra che si apra uno spiraglio per un settore economico in sofferenza da anni, ecco che parte subito la speculazione dei forti verso i più deboli.

Se andiamo ad osservare i dati degli ultimi anni il comparto delle costruzioni e l’indotto ha rappresentato circa il 45% del valore degli investimenti italiani pari a circa 167 miliardi di euro (circa 10% PIL) ed un occupazione che si aggira intorno al 6%. Pur essendo un mercato di forte interesse, nell’ultimo decennio, il settore dell’edilizia ha subito una fortissima crisi avvenuta non solo in Italia, ma in tutta Europa con una riduzione di circa 3,4 milioni di posti di lavoro.

Solo in Italia, nell’ultimo decennio, la riduzione è stata di circa 539.000 posti di lavoro pari al -28%, di cui 355.000 posti persi solo nel comparto delle costruzioni dei privati e delle piccole aziende, se osserviamo dal punto di vista dell’età, si stima che 396.000 occupati (il 73%) avessero tra i 15 e i 34 anni. 

A livello territoriale, il 44% dell’occupazione si è persa nel Nord, il 40% nel Mezzogiorno e il 16% nel Centro, dato allarmante in Sicilia dove si è persa quasi la metà dei posti di lavoro.

Nell’intero settore dell’edilizia italiano, circa il 74% del valore aggiunto è stato garantito da opere di manutenzione edilizia (123,7 miliardi), il 25% da nuove costruzioni (41,7 miliardi) e solo l’1% dall’installazione di fonti energetiche rinnovabili (1,8 miliardi).

C’è da considerare che dal 2008 vi è stata una notevole flessione delle nuovi costruzioni, causata dall’andamento demografico in Italia (popolazione che invecchia), ed il patrimonio edilizio esistente italiano conta circa 74,3 milioni di immobili, un patrimonio immenso da recuperare, riqualificare e restaurare piuttosto che edificare nuovi fabbricati.

Un aspetto da non sottovalutare e la forte svalutazione culturale dei lavori “umili artigiani”, che negli 20/30 anni è stato considerato un mondo residuale destinato al declino e che oggi, viste le nuove opportunità ha necessità di importanti investimenti nell’orientamento scolastico e nell’alternanza tra la scuola e il lavoro, che rimettano al centro un progetto formativo nuovo attraverso gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese, oggi considerati dall’opinione pubblica come scuole di serie B che rappresentano una soluzione di parcheggio per qualche anno quei ragazzi che non hanno una grande predisposizione allo studio.

Detto ciò, le prospettive future delle detrazioni fiscali sono uno strumento utile per promuovere la riqualificazione del patrimonio esistente, la sua messa sicurezza e, anche, la ripartenza del settore edile e rappresentano un’interessante opportunità per tutti coloro che sono interessati alla realizzazione di interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione. 

Anche se il Superbonus 110% ha suscitato, in poco tempo, un forte interesse sia dei committenti che degli addetti ai lavori, già l’insieme di detrazioni fiscali disponibili in precedenza ha avuto la duplice valenza di favorire da un lato la riqualificazione del patrimonio esistente, dall’altro di creare un certo movimento nel settore edile.

Diverse segnalazioni di denuncia mi sono arrivate dalla Sardegna e dalla Sicilia su questa anomalia del caro prezzi dei pressi dei materiali che sta investendo il settore rivitalizzato dal Bonus 110% sulle ristrutturazioni, una impennata dei  costi per l’acquisto di materiali (dal calcestruzzo ai laterizi) e attrezzature (ponteggi, noleggio gru e macchinari) che ha toccato in poco tempo cifre folli, alimentate da un mercato che sfrutta le agevolazioni sull’intero ammontare degli interventi gonfiando fatture che verranno poi saldate interamente dagli incentivi statali.

Un meccanismo perverso dettato dalla scadenza fissata dal governo al 30 giugno del 2022 che mette a rischio un comparto, quello delle piccole imprese artigiane, ad una corsa troppo veloce che detrai il giusto profitto detratto dai tariffari più convenienti per i fornitori e per le imprese strutturate.

Una speculazione bella e buona alla luce del sole che rende ancora più difficile la lenta ripresa dell’edilizia, soprattutto in Sardegna e Sicilia dove la prevalenza è quella delle piccole imprese artigiane, dove si assiste ad una impennata dei prezzi dei materiali edili che oscilla tra il 10% e il 70%: il calcestruzzo, per esempio, del 10%, il materiale isolante del 15%, ferro e legno rispettivamente del 30% e 70%. 

Questa situazione non fa che erodere l’esiguo profitto delle piccole e medie imprese che stanno cercando di ripartire grazie agli incentivi fiscali e sarà inevitabile l’aumento dei prezzi del prodotto finale che si ripercuoterà ancora una volta a un taglio della manodopera o peggio ancora all’aumento del lavoro nero. 

Le piccole imprese vanno tutelate e i lavoratori non possono sempre subire la corsa all’oro dei speculatori!

 

https://www.idealista.it/news/finanza/imprenditori/2019/08/19/135690-imprese-artigiane-in-italia-6-500-in-meno-nel-2019

https://www.italiaoggi.it/news/imprese-artigiane-in-profondo-rosso-4-su-5-ma-per-un-terzo-delle-imprese-edili-ricavi-in-aumento-202103121056294161

https://italiaindati.com/edilizia-e-costruzioni-in-italia/

https://www.viverepesaro.it/2021/03/24/superbonus-allarme-speculazione-costo-ferro-e-acciaio-130/927393

https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/superbonus-110-1.5990027

https://picchionews.it/economia/superbonus-110-prezzi-dei-materiali-edili-alle-stelle-cna-macerata-basta-speculazioni

https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/acciaio-del-130percento-12-mesi-cantieri-messi-rischio-fiammata-prezzi-edilizia-ADf1M0RB

https://www.habitante.it/habitante-consumatore/quante-case-ci-sono-in-italia/?cli_action=1617204067.175