Il Djibouti nel “girone dei paesi dimenticati”, tranne che per interessi militari

Il Djibouti rappresenta il perfetto esempio dell’enorme debolezza dell’UE in tema di cooperazione allo sviluppo e rispetto dei diritti umani. Il Djibouti è stato per moltissimo tempo relegato nel “girone dei paesi dimenticati” dalla politica internazionale, ma non può più essere trascurato e sottovalutato dai media, ma soprattutto dai membri del Parlamento Europeo. Basterebbero poche azioni ma ben mirate, basterebbe una vera azione di assistenza umanitaria, le continue violazioni dei diritti umani nel paese sono costate la vita a moltissimi civili, ad un numero enorme di giornalisti, liberi pensatori, oppositori del governo e di difensori dei diritti umani.

Certo il Djibouti non è una potenza internazionale forte, ma è vero che l’Unione Europea ha i propri interessi nascosti anche qui. Il paese ha un ruolo strategico che interessa diversi Stati membri europei, l’oro del Djibouti è la sua posizione, che attrae numerosi investimenti occidentali e Cinesi. Il paese si espande nel Golfo di Aden, all’ingresso del Mar Rosso e davanti alla rotta dove passa il 40% del traffico di merci del mondo, tra la Somalia, l’Eritrea e l’Etiopia.

Il paese conta una nazione di poco più di 900 mila abitanti e gli occhi del mondo si sono posati su questa zona per installarvi un contingente di oltre 5 mila soldati cinesi e 4 mila soldati americani (nella base militare di Camp Lemonnier). Le basi militari presenti in Djibouti sono di fondamentale importanza, poiché è qui che vengono pianificate azioni e operazioni da attuare in gran parte dell’Africa e nei paesi limitrofi, dalla penisola Arabica all’Oceano Indiano. Di certo il governo corrotto del Djibouti ricava grandi benefici dall’ospitare le basi militari in questioni. Si stima infatti che il Governo riesca ad ottenere circa 30 milioni di dollari ogni anno solo da parte di Washington.

La questione delle basi militari non riguarda solo il gigante cinese e quello americano, infatti il richiamo del traffico commerciale è irresistibile anche per la Francia che sorveglia l’area con velivoli mirage e per l’Italia che ha installato una base militare nel 2013 che arriva ad ospitare fino a 300 soldati.

Nonostante questa massiccia presenza di militari stranieri, tra i quali appunti molti europei, in Djibouti avviene una violazione dei diritti umani ogni 100 abitanti!

È arrivato il momento che l’Unione Europea e la Corte Penale Internazionale verifichi se gli attacchi contro la popolazioni siano crimini contro l’umanità. Vogliamo che i responsabili vengano individuati, indagati e puniti secondo la legge internazionale.

Ricordiamo che dopo le elezioni del 22 febbraio 2013, vinte dall’Union pour la Majorité Présidentielle (UMP), la coalizione partitica che sostiene l’attuale presidente in carica, i partiti di opposizione hanno denunciato presunti brogli, consistenti principalmente in voti multipli. Contrariamente agli anni precedenti, il governo non ha comunicato i risultati dei singoli seggi elettorali, facendo in questo modo aumentare i dubbi sulla regolarità del processo. Durante lo svolgimento delle votazioni, le forze di polizia sono rimaste presenti fuori dai seggi, controllando le carte d’identità dei votanti e gestendo i flussi dei votanti. Le elezioni sono state giudicate libere e corrette da osservatori internazionali dell’Unione Africana, dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica e della Lega Araba, ma criticate da una larga parte della società civile a livello nazionale e da organizzazioni non governative internazionali.

In Djibouti stanno affluendo moltissimi investimenti esteri, il governo sta sfruttando al massimo quella che è la sua posizione strategica e continua contemporaneamente a violare i diritti umani della popolazione. Insomma, le potenze europee e i grandi attori internazionali traggono dei benefici dal paese e il Presidente Ismail Omar Guelleh ne trae degli altri.

Mentre la situazione africana diventa sempre più preoccupante e complessa, gli interessi europei si muoveranno verso la tutela delle libertà fondamentali e la protezione dei cittadini o continueranno a dirigersi verso i ricavi economici e l’intrattenimento delle relazioni politiche?


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