DIVIDE ET IMPERA

Dalla pagina Facebook di Ignazio Corrao
(5 minuti di lettura, mettetevi comodi)

E’ stata una giornata dura, come ce ne sono capitate tante in questi anni. Una giornata particolare, dove molti di noi si sono fatti trascinare dall’emotività di una decisione che in realtà di emotivo doveva avere poco o nulla.
E’ stato un momento di confronto, di riflessione, di analisi e di autocritica. Ma è stato anche un momento di partecipazione, di democrazia diretta. Una cosa misteriosa che nel nostro Paese non solo non viene capita, ma viene anche rigettata a prescindere da un sistema che vuole sempre e solo un capo come interlocutore.

Se una votazione finisce con un 60/40 vuol dire che entrambe le opzioni avevano la loro validità e che è stato giusto coinvolgere gli iscritti. Il tema di discussione allora sarebbe dovuto essere “perchè gli altri non lo fanno” piuttosto di “perchè il Movimento 5 Stelle lo ha fatto”.
Qualcuno si è chiesto come voteranno gli altri e sulla base di quale ragionamento o convenienza politica? No, non mi sembra. La cosa non interessa, neanche ai militanti delle altre forze politiche, e questo sì che è preoccupante.

Ho immaginato l’esatto momento in cui tutta la “dirighenzia” del Partito Democratico, già spiegata per la levata di scudi, abbia ricevuto la notizia dell’arresto dei genitori del loro “lidér maximo”. “Che sfiga!” avranno pensato molti di loro, lì pronti – con i consueti eserciti di troll al soldo (pubblico) delle agenzie di comunicazione – ad attaccare il m5s inondando media e social di menzogne al fine di far passare il messaggio “anche loro fanno schifo, come noi!”.

In pratica secondo loro, giustizialisti e garantisti a seconda del caso, ci si doveva fidare ciecamente del potere giudiziario se questo vuole giudicare un atto del potere esecutivo nelle sue funzioni. Mentre non ci si può fidare della magistratura (che diventa politicizzata e ad orologeria) se questa procede in via ordinaria per bancarotta fraudolenta e false fatture nei confronti di cittadini che nulla hanno a che vedere con l’esercizio di uno dei poteri dello Stato.
Buffo, vero?
Neanche tanto, se considerate che dall’anno domini 1994, quello dell’inizio della pagina buia di storia italiana chiamata “berlusconismo”, il parlamento italiano ha respinto il 90% delle richieste di carcerazione o di domiciliari avanzate dai giudici, negando spesso l’uso di intercettazioni e tabulati, sempre sulla base di un presunto fumus persecutionis nelle indagini, la parvenza di una persecuzione.
Facciamo alcuni esempi. Partendo dai celebri casi Previti, Dell’Utri, Galan o Fitto, i dem non ebbero alcun problema etico nel coprire dal carcere il compagno Luigi Lusi. Successivamente arrestato – così come il berlusconiano Alfonso Papa – ma solo dopo che ogni richiesta di autorizzazione a procedere nei loro confronti venisse respinta dal parlamento. Richieste respinte spesso grazie anche al voto segreto, quello che ad esempio ha salvato Alberto Tedesco (Pd), Sergio De Gregorio (PdL) e Nicola Cosentino (PdL, concorso in associazione mafiosa).

Adesso una cosa va chiarita bene, perchè il tam-tam mediatico ha trasformato il voto di ieri tra i nostri iscritti in una sorta di referendum pro o contro Salvini.
Una palla al balzo colta da tutti per cercare di dividere il m5s, obiettivo perseguito da molti negli ultimi 6 anni ma che ha prodotto scarsi risultati. Anzi nulli, visto che questo continuo bisogno di dividerci non ha fatto altro che rafforzarci.
Quello di ieri non era un voto su Salvini – che non ho mai fatto mistero di non apprezzare nei modi e nei contenuti – e tantomeno era un voto sulla deroga della nostra posizione sull’immunità parlamentare ex art. 68 Cost.
Qui si decideva che tipo di posizione deve avere il m5s su una fattispecie diversa, ossia l’applicazione dell’art. 96 Cost., che prevede l’autorizzazione del potere legislativo qualora il potere giudiziario voglia procedere nei confronti del potere esecutivo.
Fate caso al modo in cui ho spiegato la vicenda, l’ho fatto elencando i tre poteri fondamentali dello Stato (di diritto) secondo la moderna teoria della separazione dei poteri di Montesquieu (lo Spirito delle leggi, 1748). La teoria, che sta alla base di tutte le democrazie moderne e funzionanti, si fonda sull’idea che Chiunque abbia potere è portato ad abusarne e pertanto vanno creati dei limiti tra loro.
In italia l’unico precedente (di processo e di condanna) è quello legato allo scandalo Lockheed e l’allora Ministro dell’interno Mario Tanassi, ma vigeva una normativa diversa rispetto a quella attuale. Per il resto sono state solo archiviazioni e dinieghi di autorizzazioni a procedere (da Maroni ad Alfano, passando per i vari Matteoli, Lunardi, Giovanardi, Tremonti, Marini e Padoan, per citarne alcuni).
Qui il tema era quindi quello di far ragionare i nostri 100.000 iscritti su un principio di diritto importante, sul tema della separazione dei poteri e del rapporto tra questi.
Ho ripetuto più volte, pubblicamente e anche in televisione, che c’erano delle buone ragioni sia a sostegno della tesi dell’autorizzazione (ci si difende nel processo e non dal processo) che su quella del diniego (non creare un pericoloso precedente per cui il giudiziario entra nel campo dell’esecutivo). Aver portato un grande numero di cittadini italiani a riflettere su questo è stato un grande esercizio di democrazia diretta. Che ovviamente quelli che sono abituati ad obbedire pedissequamente gli ordini del capo non possono comprendere e criticano (!).

Adesso torniamo a noi, torniamo al M5S e al grande impatto emotivo e mediatico di questa decisione e del rapporto con la Lega in generale.
Ci rendiamo tutti conto che qualsiasi cosa facciamo sbagliamo sempre, giusto?
Questo è ormai un dato di fatto. Abbiamo preso 11 milioni di voti alle politiche, con il 33% se ci rifiutavano di governare (perchè facevano schifo entrambi i possibili interlocutori, ossia PD e Lega Nord), ci avrebbero massacrato mediaticamente dicendo che avevamo preso in giro gli italiani con promesse irrealizzabili e non ci volevamo prendere alcuna responsabilità di realizzare le cose. Ci avrebbero detto che stavamo lì solo per le poltrone. Che è esattamente quello che ti dicono se invece corri il rischio e ti prendi la responsabilità di cambiare le cose e fare i provvedimenti.
In ogni singola scelta, in ogni passaggio, ciò che fa il m5s è sempre sbagliato e ci condurrà al suicidio, a scomparire. Quando non abbiamo fatto l’accordo con Bersani abbiamo sbagliato e saremmo scomparsi. Quando abbiamo fatto il gruppo con Farage avevamo sbagliato tutto, dopo la flessione delle europee, e quindi eravamo vicini all’estinzione (mentre per tutti gli oracoli Renzi avrebbe regnato 20 anni in assoluta scioltezza).
Ogni volta che c’è stata una votazione interna su un tema divisivo era “imploso il m5s”. Sogno finito. Perché questo è il messaggio che deve passare e questo è il metodo intimidatorio che siamo abituati a subire da sempre.
Se mandavamo a processo Salvini (e poi con lui gli altri altri ministri) avremmo sbagliato perché avremmo dato troppo potere al giudiziario e ci avrebbero attaccato. Se non lo facciamo sbagliamo perché siamo contro il giudiziario.
Se decideva Di Maio avrebbe sbagliato perchè uno vale tutti, se decidono gli iscritti sbagliamo perchè doveva decidere uno.
Eppure proviamo a guardare la realtà con calma e analizzare i fatti. Abbiamo forse fatto leggi ad personam o a favore di lobbies? Non mi sembra. Abbiamo forse rubato denaro dei contribuenti? No, anzi continuiamo a restituire soldi alla collettività.
A me sembra che, con tutta l’autocritica del caso (interna a noi, non agli altri) e le correzioni necessarie alla nostra organizzazione interna (già annunciate da Luigi Di Maio) finora abbiamo semplicemente cercato di realizzare buoni provvedimenti per gli italiani, uscendo dalla “comfort zone” dell’opposizione e accettando il rischio di fare le cose.
La gran parte dell’attività di questo governo è a firma del m5s e il gradimento nei confronti del Governo è tra i più alti in Europa.
Io non lo capisco questo “masochismo à la carte” o questa capacità di farci influenzare da chi ha cercato di dividerci da sempre. La cosa che dovremmo far nostra e spiegare a tutti è che – oltre a tutti i buoni provvedimenti a firma nostra (norme anticorruzione, antiprecariato, contro il gioco d’azzardo, contro le delocalizzazioni, per risarcire i truffati delle banche, il reddito e la pensione di cittadinanza, la quota 100 ecc.) – se in Italia non ci fosse il Movimento 5 Stelle, forte e unito, il nostro Paese finirebbe nelle mani congiunte dell’estrema destra nordista e il peggior berlusconismo di ritorno. Generando un mix – che abbiamo già sperimentato – tra corruzione, clientelismo, intolleranza, strapotere di lobbies, contrazione di diritti ed ulteriore massacro del sud.

Noi, proteggendo Il m5s, proteggiamo anche l’Italia.

Il migliore espediente di una tirannide o di un’autorità qualsiasi per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie.
In un contesto di partiti politici al totale servizio di determinati poteri, la nostra resta una battaglia molto dura ed è ancora all’inizio. Sbracciamoci, confrontiamoci (da movimento plurale quale siamo), correggiamo quel che c’è da correggere. Ma continuiamo a correre tutti uniti verso il nostro nobile obiettivo per cui lottiamo da anni, fare dell’Italia un Paese migliore, più equo.

 


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