Dall’apatia agli ambienti malavitosi. E’ allarme abbandono scolastico

Le parole del dr. Massimo Russo, Procuratore dei Minori di Palermo, fotografano una delle principali emergenze dei nostri giorni. A seguito di un’inchiesta realizzata da L’Espresso sull’abbandono scolastico nei territori di Napoli e Palermo, il magistrato dichiara – in un’intervista rilasciata alla stessa testata – come sia drammaticamente concreto il pericolo che i giovani lontani dai percorsi formativi possano sentire l’attrazione verso ambienti malavitosi e mafiosi. Il dr. Russo auspica dunque un impegno concreto del Governo nell’investire in questa direzione una parte delle risorse del Recovery Fund in modo da trovare soluzioni repentine alla problematica.

Leggendo l’intervista mi sono venute in mente le parole di Voltaire: “Se tu del tuo tempo non accetti i cambiamenti, forse ne prenderai la parte peggiore”. Nulla di più aderente all’attualità di questa era all’insegna del digitale. Smartphone, pc e tablet, per buona parte della popolazione rimangono fermi nella dimensione del passatempo, che apre la strada più verso l’apatia piuttosto che alla ricerca di soluzioni utili per comprendere le dinamiche inedite della partecipazione sociale e professionale, che per i minori si realizzano attraverso attività di learn by playing.

Negli ultimi anni abbiamo visto fiorire nelle nostre città strutture come coworking, fab lab e coder dojo [quest’ultimo dedicato ai più piccoli] che hanno avvicinato i nostri ragazzi alle nuove tecnologie. A quanto pare al Sud non è bastato poiché sono risultati essere fenomeni quasi di nicchia, approdati brevemente alla visibilità tramite i quotidiani ma “relegati” nelle pagine 22 e 23 alla sezione economia e innovazione. In troppi – forse – sono saltati dalle pagine di cronaca nera o politica a quelle dello sport, non accorgendosi di quelle notizie che sottolineavano le opportunità dedicate all’innovazione, immediatamente disponibili. La distrazione verso questi temi risulta ancor più evidente guardando i dati delle città più vivibili d’Italia, dove i capoluoghi siciliani sono rimasti fermi al palo, ovvero nelle ultime posizioni relative all’incremento di aziende innovative e startup, dove – ad esempio – la provincia di Agrigento si è classificata ultima.

Purtroppo, nel 2021, manca ancora la percezione che l’innovazione sia davvero a portata di tutti.

Ma non solo: i fondi europei gestiti dalla Regione Siciliana rimangono soffocati da una burocrazia lenta ed autoreferenziale, priva di stimoli e sollecitazioni che dovrebbero provenire con maggiore forza dalla politica affiancando i movimenti civici e le associazioni alle quali bisogna garantire immediatamente una maggiore dinamicità amministrativa, degna di questi tempi legati indissolubilmente alle innovazioni.

L’abbandono scolastico riflette le priorità del mondo dell’educazione, dove la scuola – a partire dalla primaria – deve riappropriarsi del ruolo di preparazione al nuovo mondo prima ed alle professioni futuro dopo, abituando gradualmente i giovani all’accelerazione sempre più costante delle dinamiche sociali e politiche.

Chiamiamo dunque a raccolta le associazioni culturali, professionali ed ambientali per colmare il vuoto di competenze dell’innovazione, aprendoci collaborativamente ai dirigenti scolastici ed imprenditori ovvero a coloro i quali si dimostreranno pronti a mutare il proprio assetto mentale e a riporre nel cassetto gli usi e le consuetudini rivolte al ribasso, per accogliere finalmente la cultura dell’innovazione.

In questo modo possiamo aprire le biblioteche, scuole e centri culturali alla conoscenza del nuovo, chiedendo umilmente aiuto alle migliori menti del territorio, a coloro i quali abbiano hanno percorso un pezzo di strada verso le nuove dinamiche innovative, le stesse capaci di affascinare e coinvolgere i nostri studenti.

Prima la classe politica si renderà conto che bisogna parlare con i giovani smettendo di parlare di giovani, prima riusciremo a far comprendere loro quanto sia più stimolante comprendere le dinamiche dell’innovazione piuttosto che esserne semplici consumatori.

                

 


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