Cosa prevede la proposta della Commissione Europea sul Recovery fund?

Senza inopportuni e prematuri squilli di tromba possiamo dire che c’è del buono nella proposta di Recovery fund della Commissione Europea.

Va chiarito però subito che si tratta di una “proposta” e che oggi nulla è stato deciso o risolto. Non facciamo lo stesso errore dei salvini&meloni con il MES (“lo hanno attivato, lo hanno attivato”, quando non era vero niente), cerchiamo invece di analizzare le cose con intelligenza e cauto ottimismo. La proposta di oggi è un passo avanti in direzione comune, ma non una rivoluzione.
La proposta sarà la base di negoziazione tra Governi che la pensano in modo (sempre meno) diverso, nel Consiglio europeo di venerdì 19 giugno, con il tempo che però, intanto passa e stringe.

Mentre studio con calma i documenti e le reazioni, provo a davi qualche elemento utile per capire di cosa si sta parlando.
Il nuovo strumento proposto si chiama #NextGenerationUe e la proposta della Commissione prevede una dotazione di 750 miliardi, di cui 500 a fondo perduto (grants) e 250 di prestiti (loans). Qui va fatta una prima valutazione questa proposta infatti ricalca più o meno l’accordo francotedesco della settimana scorsa, a cui la Commissione aggiunge una quota di prestiti. Bisogna però ricordare che mentre la Von der Leyen ha seguito le indicazioni di Berlino e Parigi, il parlamento europeo aveva chiesto (con una risoluzione votata 10 giorni fa) una dotazione di 2000 miliardi, il Presidente Conte, che finora ha lavorato in modo intelligente, chiedeva una dotazione di 1500 miliardi, mentre i cosiddetti Paesi frugali (o Paesi “chiagne e futti”, come li chiamo io) parlavano di 250 miliardi di soli prestiti.

Se pensiamo all’evolversi della vicenda in questi mesi (l’Italia chiedeva eurobonds, strumenti nuovi con nuove regole in una lettera firmata da 9 Capi di Stato, poi arrivò questa proposta di recovery fund ad aprile, basata sulle regole esistenti, quindi sui trattati in vigore), la proposta della Commissione (che doveva arrivare entro il 6 maggio ed è slittata di 3 settimane) è una buona via di mezzo tra le varie posizioni è se verrà approvata non portandosi dietro condizionalità eccessive e inaccettabili, va accolta positivamente. Sulla base di questo schema infatti all’Italia andrebbe la quota maggiore, 82mld a fondo perduto e circa 91 miliardi di prestiti. Quindi un totale di 173 miliardi di euro che è tanta roba. Facendo un veloce raffronto su quanto dovremmo dare al bilancio pluriennale dell’UE così ci andremmo per la prima volta in positivo, per circa 40 miliardi.

Ovviamente su queste cifre si dovrà comprendere sia la tempistica (fattore fondamentale, come ho spiegato in altri post), sia in entrata che in uscita, sia le condizionalità.
La parola condizionalità non è di per se una bestemmia, credo sia comprensibile che ci sia una sorveglianza sulla spesa dei “grants” (anche perchè il nostro Paese è maestro nel fare gonfiare costi di spese pubbliche e fare arricchire mafiosi e affaristi vari), diciamo che può andar bene che ci siano condizionalità legate ad interventi sul mondo del lavoro per garantire misure che forniscono liquidità alle PMI e quindi all’economia reale, alle aziende innovative e gli autonomi, va bene che ci sia sorveglianza su investimenti “green” e “smart” e per migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione. Questi sono esempi di condizioni accettabili e in linea con la programmazione europea.

Condizioni che vadano a smantellare scuola e sanità pubblica o il sistema sociale invece no. Si dovrà capire se e come si vorranno reperire risorse proprie tassando i giganti del web in modo “europeo” (per la felicità di Olanda e Irlanda, immagino). Senza dimenticare il grande nodo che rimane aggrovigliato, senza strumenti che tentino di scioglierlo, ossia la sostenibilità del nostro debito pubblico e le conseguenze che si porta dietro.

Con cauto ottimismo, e nella consapevolezza che parliamo di proposte e molto altro dovrà essere definito (anche in termini di altre riforme europee, dal ruolo della BCE all’Unione Fiscale) ripongo il mio totale supporto nel Presidente Conte per il delicato compito negoziale che gli spetterà, in rappresentanza dei 60 milioni di italiani, nel prossimo Consiglio Europeo.

per aspera ad astra
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Senza inopportuni e prematuri squilli di tromba possiamo dire che c'è del buono nella proposta di Recovery fund della…

Pubblicato da Ignazio Corrao su Mercoledì 27 maggio 2020

 

Clicca qui per il documento ufficiale della Commissione Europea 

 


Una replica a “Cosa prevede la proposta della Commissione Europea sul Recovery fund?”

  1. Pierluigi Piccoli ha detto:

    Anche se è ‘solo’ una proposta, la Commissione oggi ha dato un segnale importante di solidarietà ed ha aperto la strada ad una futura messa in comune dei debiti pubblici.
    Oggi l’Europa ha battuto un colpo ed è iniziata una nuova fase dell’Unione che speriamo possa preludere ad un futuro federalismo.

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