Coca-Cola: Risorse depredate, malattie e povertà. Il capitalismo in una bottiglia

di Denise Faraci – Pensiero Libero – Sono piú o meno 100.000 le casse di Coca-Cola prodotte ogni giorno a Nejapa, una cittadina di 30.000 abitanti di “El Salvador”, situata a soli 21 chilometri dalla capitale.

Per quasi venti anni, l’azienda d’imbottigliamento della Coca-Cola in El Salvador, La Constancia/Sab Miller, produce, commercializza e distribuisce questa bevanda e altre marche delle multinazionali di bevande analcoliche in tutta l’America Centrale. Per produrre un litro di Coca-Cola sono necessari due litri di acqua e Nejapa risulta tra i paesi con la disponibilità di acqua più bassa della regione, ma anche con una falda acquifera strategica.

La Costancia/Sap Miller ha iniziato la produzione in Nejapa nel 1999. La Coca-Cola si era trasferita in questa città, dopo l’esaurimento della falda acquifera di Soyapango. Non esistevano nel paese regole di diritto ambientale e la società ha ottenuto il permesso di attività senza alcuna analisi preventiva degli impatti ambientali e sociali generati.

Diversi studi hanno evidenziato le conseguenze critiche che la falda acquifera e la popolazione potrebbero subire. Uno degli studi, ritiene che il progetto potrebbe devastare la falda acquifera per i prossimi 27 o 30 anni. Con l’espansione, la società passerebbe a consumare da 39,31 litri al secondo a 69.83 litri al secondo.

Questa importante riserva naturale fornisce acqua a quasi la metà della popolazione della capitale ed è fondamentale per i 30.000 abitanti del comune. Il grande paradosso è che, mentre i cittadini osservano il via vai quotidiano di camion carichi di bevande, il 40% delle famiglie non ha accesso all’acqua potabile.

“C’è più Coca-Cola che acqua”, ha affermato Ines Flores, rappresentante della comunità locale. “La Coca-Cola la vediamo ovunque, alcune persone smettono di bere bevande naturali, ma la Coca-Cola non manca. Non siamo a conoscenza dei danni che ci fa la Coca-Cola “, dice Flores.

La gente vede una minaccia imminente, il fiume è a corto di acqua, si sentono truffati. Quando le risorse di questi Paesi si esauriscono le aziende se ne vanno, lasciando la popolazione devastata dai problemi. Uno dei problemi principali è l’inquinamento delle acque, che genera malattie dello stomaco e la morte per gli animali, le mucche abortiscono poiché bevono l’acqua dal fiume estremamente inquinato. La stragrande maggioranza delle comunità rurali non ha acqua, i bambini sospendono le lezioni, per mancanza di acqua nelle scuole, mentre l’estrazione della multinazionale raggiunge quantità enormi al secondo. Si può sostenere un episodio scandaloso come questo?

Si può considerare altrettanto sostenibile, il fatto che per compensare la stessa quantità di acqua consumata, la Coca Cola invita la gente a degli incontri, offrono loro un buon pranzo e li convincono che l’acqua non finisce mai, in cambio offrono loro sostegno e posti di lavoro. Una vera e propria campagna forte di mobilitazione delle risorse immagine e pubblicità. Tutto questo ovviamente é quasi impossibile che sia rilanciato dai Media. Dov’é il regolamento che vieta alle multinazionali di violare i diritti umani? Perché lo Stato non interviene?

Nonostante il “Documento delle Nazioni Unite” E/CN.4/Sub.2/2003/12/Rev. 2 del (2003) definisce le “Norme sulle Responsabilità delle Compagnie Transnazionali ed Altre Imprese Riguardo ai Diritti Umani” che cosí recita: “Gli Stati hanno la responsabilità primaria di promuovere, assicurare l’attuazione, rispettare, garantire il rispetto e proteggere i diritti umani riconosciuti dal diritto internazionale come da quello nazionale, compresa la responsabilità di assicurare che le compagnie transnazionali ed altre imprese rispettino i diritti umani. Entro le loro rispettive sfere di attività ed influenza, le compagnie transnazionali ed altre imprese hanno l’obbligo di promuovere, assicurare l’attuazione, rispettare, garantire il rispetto e proteggere i diritti umani riconosciuti dal diritto internazionale come da quello nazionale, inclusi i diritti e gli interessi delle popolazioni indigene e di altri gruppi vulnerabili”.

E invece, gli interessi sono sempre piú forti, piú potenti. Gli interessi privati continuano a voler negare l’interesse pubblico, a voler considerare le  risorse naturali come una merce e non come un diritto…

 


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