Il caso della sparizione di editori a Hong Kong

Probabilmente tutti noi ricordiamo le umiliazioni e le persecuzioni a cui, in passato, erano sottoposti gli intellettuali e i liberi pensatori in Cina, soprattutto durante il regime maoista. I difensori dei diritti umani e gli oppositori del governo venivano frustati con cinture dalle fibbie in metallo e spesso venivano destinati al lavoro forzato nelle campagne affinché potessero riflettere sui propri sbagli. Ricordiamo che Zhang Zhixin, famosa per aver criticato l’estremismo del governo di Mao Zadong, fu decapitata e Lao She, uno dei piu importanti scrittori del XX secolo, fu costretto al suicidio.

La repressione dei governi cinesi non appartiene però solo al passato, purtroppo è ancora oggi una triste realtà.

Infatti, sono davvero pochi coloro che possono difendere il proprio diritto d’espressione e la libertà di pensiero, e ancora meno sono quelli che hanno il coraggio di pubblicare libri di critica allo Stato o di aprire blog per la discussione di temi sociali.

Nei paesi occidentali esprimere la propria indignazione per il Governo in carica è un atto molto diffuso, la libertà di espressione viene tutelata e garantita dallo Stato di diritto, ma ad Hong Kong il rischio che si corre è ben più alto, ed il prezzo da pagare per essere un libero pensatore è molto più grande.

Ecco il video dell’intervento di Ignazio Corrao in seduta Plenaria del Parlamento Europeo

Il 2016 si è aperto con l’ennesima polemica legata alla censura e alla libertà di opinione, nei primi giorni dell’anno è stata registrata ad Hong Kong la scomparsa di uno degli scrittori della casa editrice “Corrente Poderosa”, la quale pubblica libri proibiti in Cina criticando il più delle volte le alte cariche politiche del regime.

Già ad ottobre scorso scomparvero ad Hong Kong il direttore di Corrente Poderosa, Gui Minhai, e due suoi collaboratori, mentre altri due giornalisti della stessa casa editrice furono arrestati, senza nessun mandato ufficiale, mentre si trovavano fuori dalle frontiere della Repubblica Popolare Cinese, precisamente a Shenzhen.

Nel 2015 si è celebrato il 40° anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Unione europea e la Cina, le quali intrattengono un partenariato strategico di fondamentale importanza per le relazioni politiche e commerciali.

E’ opportuno che l’Unione europea riveda i suoi legami politici, basando i propri accordi sulla tutela e sulla promozione dei diritti umani. L’Unione deve impegnarsi affinché vengano rafforzati i temi della democrazia, dello Stato di diritto, dell’indipendenza della magistratura, della trasparenza e della libertà d’espressione in Cina.  Non possiamo dimenticare che il Presidente Xi Jinping, nei primi mesi del 2016 ha chiesto più volte ai giornalisti di “allearsi con il governo” ed ha ricordato che alcuni dei valori “occidentali”, quale ad esempio la libertà di stampa, sono inadatti alla società cinese.

Bisogna smetterla con l’indifferenza, ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione. Ogni ente pubblico e privato deve poter diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza temere alcuna ritorsione.

 

 


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