Burundi, in particolare il caso di Pierre Claver Mbonimpa

Nelson Mandela rappresenta un simbolo di riscatto per tutto il continente africano e non solo, Pierre Claver Mbonimpa, come Mandela, è un simbolo di libertà, di lotta, di giustizia per un continente purtroppo ancora in balia di dirigenti corrotti e di potentati locali che sfruttano il territorio per arricchirsi personalmente. In Burundi, per Mbonimpa, la storia si ripete, esattamente vent’anni dopo l’arresto e le torture in carcere, il giornalista e difensore dei diritti umani il 15 maggio 2014 ha fatto il suo ritorno in cella. La sua colpa? Persevera nella difesa della libertà di espressione, libertà che dovrebbe essere sacra.

Mbonimpa è uomo coraggioso, ha sfidato il potere pagandone le conseguenze e nonostante tutto ha deciso di sfidarlo di nuovo. Il suo arresto è una questione politica, il governo sembra intenzionato a mantenere il potere con ogni mezzo repressivo e violento. Le sue condizioni di salute adesso si sono aggravate ed è stato trasferito sotto sorveglianza in ospedale.

In Bangladesh la condizione della popolazione per quanto riguarda i diritti umani è estremamente critica, non sono cessate le esecuzioni extragiudiziali, nonostante l’impegno assunto dal governo di porvi fine, il personale del battaglione d’intervento rapido (Rapid Action Battalion – RAB), sospettato di aver commesso più di 54 uccisioni illegali durante il 2012, non è stato al centro di indagini indipendenti né è stato portato davanti alla giustizia. Il governo non ha dato attuazione a quella che ha definito “la sua nuova linea politica per sostenere le donne e tutte le vittime di violenza”.

Gli emendamenti alle norme che regolano il Tribunale del Bangladesh per i crimini internazionali hanno ridotto, ma non eliminato, il rischio di processi iniqui per persone accusate dei crimini di guerra del 1971. Inoltre, le donne bengalesi subiscono vessazioni e umiliazioni sia in ambito carcerario che in ambito domestico, tanto che la violenza sulle donne è classificato come il primo reato nel Paese per numero di denunce.

Si sono intensificate le repressioni delle voci dissidenti da parte del Governo, sono aumentate le violazioni dei diritti di libertà di espressione, di associazione e di pacifica assemblea pubblica e si sono registrate maggiori restrizioni verso opposizione, attivisti, legali e giornalisti.

Le forze armate fotografano i giovani attivisti che protestano durante le manifestazioni, li identificano e li sottopongono a tortura oppure li uccidono direttamente. Bisogna fermare questa strage!

Questa storia non deve ripetersi più, si deve procedere all’immediata ed incondizionata liberazione del prigioniero di coscienza Mbonimpa. Il Parlamento europeo deve condannare questa nuova e ingiustificata detenzione e deve usare tutti gli strumenti diplomatici che ha a disposizione per convincere le autorità locali a fermare l’uso della violenza contro tutti i civili che pacificamente manifestano in Burundi per la sua liberazione.

Sono cinquantadue al momento i detenuti senza giusto processo nelle carceri del paese, aiutiamo la società civile del Burundi affinché la storia in quel paese abbia un nuovo corso.

http://www.europarl.europa.eu/sides/getVod.do?mode=unit&language=IT&vodDateId=20140918-11:01:30-759

 

Giovedì 18 settembre 2014 – Strasburgo

 


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