Botti giallo-verdi sulle Europee. La mia intervista su Il Foglio

Roma. “Matteo Salvini ora ha una nuova felpa”. Prego? “Quella che gli ha regalato Sebastian Kurz, con su scritto ‘Prima l’austerity’”. Ignazio Corrao se la ride, ma nel suo ridere c’è una critica secca, feroce, all’alleato di governo. “Il cancelliere austriaco che piace tanto al leader della Lega – spiega l’europarlamentare siciliano del M5s a caccia di una riconferma, fedelissimo di Luigi Di Maio – invoca sanzioni più severe contro chi sfora le regole sul debito. Ci tratta come la Grecia, ci considera il malato d’Europa. E questa la gente con cui Salvini vuole cambiare le regole di Bruxelles?”. E’ il vostro compagno di governo: potreste chiederglielo direttamente voi. “Ma il punto è che Salvini è molto furbo: cavalca l’onda sovranista che in tutta Europa è molto in voga. Ma non ha alcuna strategia: una alleanza internazionale di sovranisti è un controsenso, un’assurdità, così si mette a repentaglio un principio irrinunciabile come quello della solidarietà”. Anche voi del M5s, però, non è che abbiate una piattaforma chiara, in Europa. “Vi stupiremo. Vedrete che troveremo nuovi alleati e costituiremo un gruppo coeso”. Con chi? “Al momento giusto, estrarremo il coniglio dal cilindro. Di certo c’è una cosa: non ci siederemo mai al tavolo coi nemici dell’Italia, come sta facendo Salvini alleandosi coi falchi rigoristi tedeschi o austriaci”. Il ministro dell’Interno si è stufato delle vostre critiche, vi ha i9nvitato a tapparvi la bocca. “Figurarsi se mi faccio condizionare da quello che dice Salvini. Pensi semmai a fare il ministro dell’Interno, visto che di problemi il Viminale ne ha parecchi e lui pensa solo a fare comizi. Del resto si sa: è un malato cronico di sondaggite”. Anche voi non scherzate, però: questi continui attacchi alla Lega li fate perché siete convinti che così potete fermare il declino dei consensi. “No, li facciamo perché ci siamo stufati di essere la componente responsabile del governo, subendo l’offensiva quotidiano della Lega”. Per mesi avete accettato tutto, di quel che faceva Salvini. “Appunto. All’inizio c’era la volontà di mettere in moto il governo, evitando le polemiche. Ora però basta: Salvini ci critica e invece dovrebbe ringraziarci ogni giorno, visto che brilla di luce riflessa, ottiene consensi grazie ai provvedimenti che noi promuoviamo”. Di misure volute da Salvini ne avete approvate molte anche voi, a dire il vero. “L’agenda di governo la detta il M5s, il Carroccio fa propaganda”. Che senso ha andare avanti così, allora? “Noi siamo convinti che ci siano molte leggi da approvare, ancora. E del resto, quando si lavora su temi concreti, con la Lega si ottengono buoni risultati. Se però Salvini vuole tornare insieme a Berlusconi, faccia pure”. Crede che lo farà, dopo le europee? “Se il suo obiettivo è quello di precipitare al 10 per cento, lo farà”. Ma se la Lega il 26 maggio ribalterà i risultati di un anno fa, cosa succederà? “Ci si siederà intorno a un tavolo e si farà aggiungeranno nuovi punti al contratto di governo”. Salvini vorrà accelerare sull’autonomia. “Tutto sta a capire come lo si fa. Ci vuole cautela, e la supervisione attenta del Parlamento. Il M5s è un presidio di garanzia, non solo per il Sud: stiamo lì a vigilare che non si creino disparità tra cittadini di serie A e cittadini di seire B”. Luca Zaia, governatore del Veneto, dice che però è ora di darsi una mossa. “Ma qui è la Lega che deve decidersi: è ancora il movimento duro e puro della Padania, o è un partito nazionale? Non basta togliere ‘Nord’ dal proprio nome per definire la propria identità, non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Le istanze diZaia sono incompatibili con quelle di Salvini. Ora sta al Carroccio stabilire quale via seguire: noi crediamo che le priorità siano il sostegno alle famiglie, il salario minimo e l’abbassamento delle tasse”.
Dovrete fare una manovra che parte da un rosso di quaranta miliardi, la Commissione europea ci rimprovera per l’aumento del debito: sicuri che sia il tempo di fare nuove promesse? “Il nostro debito pubblico, che è perfettamente solvibile, ce lo hanno lasciato in eredità i governi che credevano nell’austerity. Noi crediamo che il debito si riduca innanzitutto con la crescita”. Avevate previsto l’uno per cento, ora esultate per uno 0,2. “Non è un percorso facile, ma è la strada giusta. Anche il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, del resto, ha ammesso che le ricette dell’austerity hanno fallito. Gli unici da convincere, ora, sono proprio gli alleati di Salvini. Ma magari ci arriveranno anche loro, prima o poi”.
 

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