Aiuto italiano allo sviluppo. Sì, come no…

 

Ricordate la promessa del premier Renzi fatta al vertice di Addis Abeba?

“Da qui al 2017 saremo al quarto posto nel G7 per gli investimenti nella cooperazione internazionale”.

Questa affermazione è poi stata ribadita più volte, quando si tornava a parlare di aiuto italiano allo sviluppo.

Secondo gli ultimi dati disponibili i quattro paesi del G7 che più investono in cooperazione sono UK, Germania, Francia e Canada. Superare il Canada vorrebbe dire quasi raddoppiare i fondi italiani destinati alla cooperazione.

Incuriositi, siamo andati a verificare se l’Italia sta mantenendo tale promessa o meno. E il risultato è che l’Italia è ancora lontana dall’obiettivo fissato. Stando a quanto analizzato dal Concord AidWatch Report l’Italia ha innalzato il suo contributo di Aiuto Pubblico allo Sviluppo in rapporto al PIL dallo 0,19% del 2014 allo 0,21% del 2015. Di questo 0.21% solo lo 0.15% è considerato aiuto genuino secondo il report.

concord_aidwatch_report_2016_infographicaidwatch2016_graph_eu15

L’Italia infatti, così come altri paesi donatori, ha spesso cercato di gonfiare i dati ufficiali includendo fondi destinati ad attività che non possono essere ricondotte all’aiuto allo sviluppo. Dei quasi 700 milioni di fondi nel 2013, meno del 5 per cento è andato direttamente ad aiuti umanitari, mentre quasi la metà è stato impiegato a favore dei rifugiati nel nostro paese. Una percentuale che come altre non finisce direttamente ai paesi in via di sviluppo.
L’aiuto genuino, nello specifico, non include le spese previste per l’accoglienza rifugiati, tuttalpiù solo una parte di esse può essere finanziata attraverso i fondi destinati all’APS. Mancano quindi dei criteri chiari ed un adeguato livello di trasparenza circa quali siano le spese allocabili sui fondi APS a favore dei rifugiati in territorio nazionale.

L’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), così come l’organismo da cui attingere ai fondi per la cooperazione allo sviluppo (principalmente la Cassa Depositi e Prestiti), è diventata legalmente operativa solo nel gennaio 2016, e non è ancora completamente dotata di personale e di risorse.

Il governo italiano definisce la cooperazione allo sviluppo come un “investimento strategico” e la Legge di stabilità finanziaria ha in parte confermato la volontà di perseguire questa visione prevedendo un graduale aumento delle risorse per la cooperazione allo sviluppo: 120 milioni di euro nel 2016 (circa il 40% in più), € 240.000.000 nel 2017 e 360.000.000 € nel 2018.

L’idea è quella di una inversione di tendenza storica che rafforza il ruolo internazionale dell’Italia a favore dei paesi in via di sviluppo. Gli ulteriori stanziamenti permetteranno il finanziamento delle organizzazioni internazionali e un maggiore sostegno all’attività delle ONG, un maggiore contributo alla costruzione di istituzioni democratiche a tutela dei diritti umani, consentendo anche di rafforzare la strategia di intervento sulle cause dei flussi migratori.

Ci si augura che le idee e le parole e le promesse si trasformino gradualmente in fatti. Il Presidente del Consiglio ha previsto di raggiungere il traguardo per il Maggio 2017, quando avrà luogo il nuovo summit dei G7 in Sicilia. Staremo a vedere.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.