AGRICOLTURA E CAPORALATO. BRACCIANTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

 

Ne parliamo con Yvan Sagnet presidente dell’associazione NoCap e Paolo Borrometi giornalista impegnato nella lotta alle mafie.

AGRICOLTURA E CAPORALATO. ESSERE BRACCIANTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

AGRICOLTURA E CAPORALATO. BRACCIANTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS Ne parliamo con Yvan Sagnet presidente dell'associazione NoCap e Paolo Borrometi giornalista impegnato nella lotta alle mafie. Seguiteci

Pubblicato da Ignazio Corrao su Domenica 5 aprile 2020

 

Come avrete visto, negli scorsi giorni ho fatto un post prendendo spunto da una riflessione del sindaco di Bergamo che in sostanza si lamentava del fatto che con il Coronavirus mancheranno migliaia di braccianti stranieri nelle nostre campagne.

Vi posto qui il mio pensiero.

Il Sindaco di Bergamo invoca un “decreto flussi” perché, quest’anno, mancheranno 400.000 lavoratori stranieri nelle nostre campagne.
Prende sostanzialmente le difese dei produttori a cui viene a mancare, per via del virus, la manodopera a basso costo (anche detta in italiano schiavitù) di cui devono servirsi per essere competitivi con i prezzi del mercato globale.

Come noto, allo stesso tempo in Italia, abbiamo un problema legato alla disoccupazione, soprattutto giovanile, e al lavoro nero, che in questo periodo difficile sta emergendo in modo drammatico.
Sempre allo stesso tempo, i nostri supermercati globalizzati, sono pieni di prodotti agroalimentari che viaggiano per mezzo mondo ma costano meno di quelli provenienti nelle campagne circostanti.

Insomma, questo tweet dice pubblicamente quel che quasi tutti i benpensanti sottintendono. Ossia che alcuni lavori, generalmente faticosi, debbano essere sottopagati e fatti da stranieri (intesi come esseri umani non titolari degli stessi diritti) in condizioni generalmente non dignitose, per poter garantire il massimo profitto del produttore (o in molti casi la sopravvivenza) e la competitività nel sistema malato in cui si opera.

Adesso qualsiasi persona che abbia una capacità di analisi minima (quindi superiore della gran parte del panorama politico nostrano) penserebbe che è un sistema malato e che avrebbe più senso consumare ciò (di buono e sano) che produciamo, esportare ciò che avanza e importare ciò che manca. Ma il solo pensarlo significa essere tacciati di blasfemia e rischiare la pubblica gogna (gestita dai media che sono un caposaldo di questo stesso sistema).
Il nostro è un sistema confessionale neoliberista in cui si venera il Dio capitalismo e non è consentito a nessuno nominarlo invano, nemmeno in tempo di crisi. È l’incontrastata egemonia di una piccola parte della società sulla stragrande maggioranza di questa, manipolata fino al punto di difendere, ammirare e voler emulare i propri aguzzini.

Oggi siamo tutti bloccati da una malattia che, forse, ci sta facendo capire quanto malato fosse il mondo in cui viviamo. Compriamo limoni che viaggiano per migliaia di km e costano meno di quelli dell’albero sotto casa nostra, produciamo montagne di rifiuti inutili, avveleniamo tutto ciò che ci circonda, compresi i nostri figli.
Nei piccoli gesti, nel modo in cui si vive e si fa la spesa, nelle abitudini quotidiane, negli obiettivi che ci prefissiamo, si può disegnare un modo di vivere equo e sostenibile e cambiare direzione ad una specie, quella umana, che virus a parte, viaggia a gonfie vele verso la sua autodistruzione.

p.s. alla città e alla provincia di Bergamo, colpite pesantemente dal COVID-19, vanno la mia vicinanza e solidarietà.

Voi vi stupite per un tweet del genere? Io no.Il Sindaco di Bergamo invoca un “decreto flussi” perché, quest’anno,…

Pubblicato da Ignazio Corrao su Martedì 31 marzo 2020


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