Accordo sugli investimenti Europa Cina raggiunto. Ma a che prezzo?

Dopo 7 anni di negoziazioni sembra essere stato trovato un accordo sul CAI, l’accordo globale sugli investimenti tra Europa e Cina. Un accordo atteso, importante ma che portava e porterà con sé innumerevoli insidie e dovrà essere ratificato tra il 2021 e il 2022 dagli stati membri e soprattutto dal Parlamento Europeo.

Interessante il timing in cui questa trattativa è stata portata avanti con un raggiungimento di un accordo “ virtuale” in un periodo di crisi pandemica, economica e con alle porte l’ufficializzazione della nuova presidenza americana Democratica, forte di una maggioranza in tutte due le camere visti gli ultimi risultati in Georgia che darà pieni poteri al Presidente Biden. 

Anche in Europa l’accordo che dovrà essere ratificato attraverso un lungo processo istituzionale che passerà per il Parlamento Europeo, ha fatto storcere il naso a diversi paesi. Da una Parte Germania e Francia, con Macron e Merkel che hanno spinto sull’acceleratore in questi ultimi mesi dall’altra il resto d’Europa, soprattutto i paesi dall’est. Anche il Primo ministro portoghese Costa che ha iniziato il semestre portoghese al consiglio europeo ha evidenziato come il timing non sia stato dei migliori, visto l’impellente investitura del nuovo presidente degli stati uniti che prenderà le distanze dalla politica commerciale del suo predecessore. Il premier portoghese ha manifestato perplessità sugli accordi presi e chiederà un confronto. 

Un accordo che imbarazza viste le modalità. Molti si domandano il motivo della presenza di Macron che non aveva alcun titolo per sedere alla riunione decisiva. Gli interessi tedeschi sono noti, infatti la aziende tedesche sono le maggiori beneficiarie di una rapida conclusione del CAI, e Angela Merkel ascolta le loro richieste, più di quelle del suo elettorato.

Pertanto, l’episodio del CAI dimostra che, quando si tratta della Cina, l’unità dell’UE può essere messa da parte, un mantra prontamente usato, ma rapidamente sacrificato non appena entrano in gioco gli interessi commerciali.

Aldilà degli accordi commerciali che saranno svelati e dettagliati nei prossimi giorni restano due criticità importanti da discutere, rivedere e analizzare. Il rispetto dei diritti umani e le condizioni dei lavoratori. Ancora oggi il problema rimane e la ribalta mediatica non fa altro che confermare un trend che in Cina, malgrado il progresso, resta d’attualità. Le scene di Hong Kong, con l’arresto di esponenti della democrazia e avvocati che si sono battuti per i diritti dei cittadini, o l’ignobile questione Uigura (minoranza regionale all’interno di uno stato multiculturale) sull’istituzione dei cosiddetti “campi di rieducazione” nella regione dello Xinjiang sono solo due esempi di una miriade di attacchi alla libertà democratica che la Cina continua a perpetuare, oggi a casa sua, un domani non si sa. 

In questo 2021 veglieremo affinché siano tutelati non solo gli interessi e i diritti dei nostri cittadini europei, ma soprattutto il rispetto dello stato di diritto di qualsiasi cittadino. 

La democrazia non ha prezzo e non può essere barattata con nessuno scambio o accordo commerciale che sia. 


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