Rai, lo scivolone del capodanno ed il canone in bolletta

Di Marco Benanti – Pensiero Libero – Il canone Rai nella bolletta dovrà a questo punto servire a potenziare le energie del servizio pubblico delle sedi regionali e a regolarizzare posizioni contrattuali ed economiche di tecnici e giornalisti piuttosto che a pagare spettacoli penosi come quello del capodanno o a dare compensi da capogiro a personaggi che fanno solo disinformazione. Aldilà delle azioni di forza dell’autoproclamato premier Renzi che oltre all’inserimento del canone in bolletta del servizio elettrico, estenderà ancor meglio la longa manus del suo partito nel consiglio di amministrazione, sarebbe più opportuno potenziare le sedi regionali piuttosto chemantenere i lauti compensi dei componenti del consiglio di amministrazione che viaggiano in autista mentre cameraman e giornalisti delle sedi periferiche e regionali fanno i salti mortali per garantire una informazione capillare sul territorio anche da oltre i confini nazionali, talvolta con contratti diversi rispetto alle mansioni che svolgono. Lo scivolone della diretta di Capodanno, probabilmente ad opera di un precario che con poche centinaia di euro ha smistato oltre 15 mila sms la notte di capodanno, è la punta di un iceberg di una azienda che ha al suo interno falle ed intoppi ben più pesanti di un countdown partito in anticipo, falle che rischiano di offuscare la storia di un’azienda che nel bene e nel male ha raccontato la storia del nostro Paese. Il servizio pubblico ha inoltre perpetrato ad esempio l’ennesima farsa sbattendo le porte in faccia a migliaia di giornalisti pubblicisti esclusi dal cosiddetto “concorsone”. Ci sono testate giornalistiche che rispondono alle normali leggi di mercato, ovvero se funzionano bene sono i fruitori del loro prodotto a decretarne il successo, altre invece continuano a vivere della logica della spartizione politica. La Rai si è spesso sottratta al ragionamento della meritocrazia e continua a riceve il contributo delle tasche dei cittadini sebbene molti dei programmi siano già pagati in toto dalle società di produzione esterna e non prodotte in house dal servizio pubblico. Ebbene, dopo questa ennesima dimostrazione di tracotanza di Renzi, con l’avallo di parlamentari asserviti a logiche diverse da quelle del buon senso, sarebbe necessario che i soldi a questo punto vadano ed essere spesi per garantire il diritto dei cittadini di essere informati e non a mantenere poltrone e benefit ai vertici dell’azienda.


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