Licio Gelli. Con lui se ne va un pezzo della storia politica italiana, quella che non conosciamo

di Monia Benini – Pensiero Libero – Licio Gelli. Se n’è andato uno dei personaggi chiave della storia italiana. Quella più buia, quella più oscura. Ha portato con sé quei brandelli della repubblica che sarebbero serviti a sapere, a conoscere, a individuare responsabilità. Il “venerabile” li ha portati con sé nella tomba, dopo averli conservati in gran segreto, come si addice a un gran maestro della Massoneria.

Non una Massoneria qualunque, ma la potente Loggia P2, che ha imbastito trama e ordito del sudario che in molti casi ha avvolto l’Italia.

Secondo fonti attendibili, Gelli dopo il secondo conflitto mondiale divenne un effettivo collaboratore dei servizi segreti britannici e americani. La sua attività di direttore commerciale dell’azienda di materassi Permaflex sarebbe servita anche come copertura dell’andirivieni di politici, ministri, generali e vescovi che entrarono in stretto contatto con Gelli. La sua arrampicata all’interno della Massoneria, all’interno della loggia Propaganda 2, la sua comparsa fra le pagine più tetre della nostra storia, sono elementi che hanno caratterizzato l’esistenza di questo personaggio “dietro le quinte”. Fu ad esempio condannato per depistaggio delle indagini della strage di Bologna dell’agosto 1980, anno in cui fu nominato conte e insignito di stemma nobiliare ufficiale dall’ex Re d’Italia Umberto II in esilio. Il suo nome venne anche associato a Gladio, la struttura paramilitare clandestina promossa dalla NATO e finanziata anche dalla CIA per contrastare l’influenza del blocco sovietico in Italia durante la guerra fredda.

Per sua stessa ammissione, il potere e l’influenza esercitate erano enormi: « Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia.» Fra i nomi ritrovati nell’elenco (apparentemente incompleto) degli aderenti alla loggia massonica figuravano esponenti della politica, della magistratura e della finanza, e alcuni personaggi di spicco come Maurizio Costanzo, Vittorio Emanuele di Savoia, l’editore Angelo Rizzoli, il segretario del PSDI Pietro Longo e Silvio Berlusconi, al quale Gelli avrebbe voluto chiedere, in tempi abbastanza recenti, i diritti di autore per quanto realizzato nel nostro Paese. Una struttura segreta, quindi, che agiva in piena regola, al di fuori di ogni cornice democratica. Eppure è proprio alla democrazia che si richiamava il Piano della P2, scritto molto probabilmente dallo stesso Licio Gelli nel lontano 1976 e che puntava al controllo dei gangli vitali della vita istituzionale del paese: dai partiti, alla magistratura; dalla modifica della Costituzione e della composizione del Parlamento; dalla modifica della legge elettorale, alla stretta collaborazione con i media. Per non parlare poi dei sindacati, del lavoro, delle forze dell’ordine, della scuola, della riforma del fisco e delle pensioni.

Un piano che a dispetto del nome ha davvero poco a che fare con la rinascita democratica e che  possiamo purtroppo trovare realizzato davanti ai nostri occhi. Un piano che non sapremo mai fin dove si è articolato e attraverso quali dispiegamenti di forze e di risorse è stato condotto, perché con la morte di Gelli trovano sepoltura molte verità sui poteri che hanno realmente governato in Italia, a dispetto di quello che avrebbe potuto e dovuto essere il governo dei cittadini.


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